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WWN Chiede – Massimo Rosi

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Sono felice e orgoglioso di dare il via a “WWN Chiede” con un ospite di tutto rispetto: Massimo Rosi!

Classe 1987, diplomato alla  Scuola Internazionale di Comics di Firenze e Reggio Emilia. Massimo creò la sua casa editrice con alcuni ex studenti al fine di pubblicare i propri titoli, la BookMaker Comics, tramutata poi negli anni in Leviathan Labs. Attualmente oltre ad essere il presidente del collettivo Leviathan Labs e collabora attivamente nel direttivo dell’editrice Weird Book di Luigi Boccia con la quale sta importando direttamente in Italia il catalogo Scout Comics e della storica Caliber Comics. Tra le sue opere più importanti troviamo sicuramente Fish Eye, Graveland, Dark Frontier, Long Distance e tanto altro!

Che cosa ti ha spinto ad intraprendere la carriera di fumettista?

Eccoci, intanto grazie, è un piacere essere intervistati da World Wide Nerd!
E’ buffo, credo di aver sempre voluto in qualche modo fare il fumettista: il mio nonno (il mio mentore) era un caricaturista per riviste sportive e grazie a lui ho imparato un po’ a disegnare. Ricordo da piccolo (più meno già all’asilo) dicevo che avrei voluto fare le storie delle Tartarughe Ninja (cosa che ancora non sono riuscito a fare, damn!), poi di Kenshiro e piano piano ho capito che quello che desideravo fare ardentemente era il fumettista. Mi sono diplomato in Fumetto a Firenze, ma quando ho scoperto il mondo della sceneggiatura ho lasciato cadere la matita ed ho davvero capito quale fosse la mia direzione definitiva. Se non facessi questo lavoro, non ci sarebbe molto altro che mi potrebbe rendere felice.

Quali consigli ti senti di dare a chi decide di intraprendere questa strada?

Testa dura. Insistere e uscire dalla comfort zone: rischiare il tutto per tutto se questo è quello che si desidera, dedicandosi completamente alla propria arte… pare un discorso da samurai. Può sembrare una banalità, ma credimi non lo è, essere umili è fondamentale… essere autori per bene che si mettono al servizio del proprio lavoro e non del proprio ego, anche questo è vitale secondo me. L’ultimo segreto credo sia provare a non sentirsi in competizione col mondo intero.

Quali sono gli autori e le storie che ti hanno influenzato maggiormente?

Moltissime, facendo un discorso più generico, ho cercato di fondere nel mio stile narrativo un mix tra il dinamismo cinematografico giapponese con lo stile americano. Come se il mio script fosse uno storyboard di un film in bella copia. Su questo, sono stato influenzato da Otomo, Miura, Ito, Moore, Eastman, Miller (almeno per un po’), Wood, Karasik (che fu anche mio insegnante), Mignola e Powell; poi per quanto riguarda la cinematografia, da Carpenter a Cronenberg, passando per i libri di Saramago, Lovecraft, Howard, Matheson, McCarthy…
Un bel minestrone insomma…

Potendo scegliere liberamente, su che personaggio ti piacerebbe lavorare?

Dire le Tartarughe Ninja sarebbe scontato, quindi ti dico mi piacerebbe tantissimo fare un Hellboy o un BPRD. Anche the Goon sarebbe una figata, ma non mi riterrei forse ancora pronto, l’ansia mi ucciderebbe.

Se invece potessi scegliere un disegnatore, con chi ti piacerebbe collaborare?

Ho la fortuna di lavorare con moltissimi disegnatori da tutto il mondo, ma se dovessi pensare a qualcuno che vorrei avere nel team per un prodotto, forse ti direi Robert Valley. Adoro il suo stile, ho una serie di suoi artbook che trovo incredibili e sarebbe meraviglioso fare un retrowave con lui in stile Drive di Refn.

A quale delle tue opere sei più affezionato?

In realtà a più di una, ma se dovessi pensare tra tutti ti direi Dark Frontier, sia perché è un dono alla mia compagna e una citazione al genere post-apocalittico alla The Road (so che the road e “amore” suonano strani insieme, ma è il concetto di rapporto “puro” all’interno di un mondo marcio che mi fa impazzire e mi trascina nella scrittura). Il lavoro poi fatto con Luca Panciroli è qualcosa di unico, adoro lavorare con lui.

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Dark Frontier - Disegni di Luca Panciroli

Tra le tue storie migliori c’è sicuramente “Long Distance”, una storia che mi ha travolto e coinvolto totalmente. Cosa ci puoi raccontare di questo lavoro?

Long Distance ha una storia lunga, ho cercato un editore per anni prima di trovare Shockdom e venir pubblicato da loro. Sono molto felice che ti sia piaciuta, c’è tanta onestà dentro. Nasce da una frase di mia nonna: mi disse che la vecchiaia è come una seconda adolescenza; da lì non so come i miei neuroni abbiano iniziato a parlarsi e ho cominciato a lavorare sulla storia cercando di raccontare un dramma oscuro e grottesco. Lavorare con Chiara, ora illustratrice Mondadori e mia amica da una vita, direi una sorella, è stata un’esperienza così sinergica che ha dato vita ad un prodotto al quale tengo davvero tanto e sono davvero felice che abbia avuto un così bell’effetto su di te.

Oltre al già citato “Long Distance” sono rimasto fortemente colpito da “Horroville”. In questo volume, oltre ad essere uno dei tanti sceneggiatori sei stato, assieme a Luigi Boccia, anche curatore. Che esperienza è stata? Ti puoi ritenere soddisfatto del risultato finale?

Sì. Luigi di Weird Book mi ha dato tanta fiducia da farmi coordinare tutta quella che è la parte creativa Comics della casa editrice. Quindi trovare artisti e scrittori è diventato un po’ il mio secondo lavoro. Horrorville è il primo libro in cui si crea qualcosa da zero e, come sceneggiatore, mi ha portato anche molta fortuna, perché ad esempio la mia storia sul Vietnam è diventata una mini serie per l’americana Behemoth Comics. Quindi sono molto soddisfatto di come sia venuto il prodotto e non sono il solo ad essersene accorto.

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Il tessitore della dimenticanza - Horroville

Cosa ne pensi del panorama fumettistico italiano attuale?

Non so quasi mai cosa rispondere a questa domanda, perché io personalmente ho un rapporto di amore e odio con il nostro paese. Nel senso che vorrei tanto avere anche qui i meriti che mi sono riconosciuti all’estero, ma non ottenendoli in quanto esterno (volutamente) a certe dinamiche, la cosa mi frustra. Vedo che c’è una crisi discreta, sia per quanto gli autori vengono pagati, che per le copie che vengono vendute, ma nonostante tutto, invece di affrontare la problematica si finge che tutto vada benissimo (che Lucca sia al pari del Comicon di New York e simili)… pochi sono gli autori italiani che vivono di fumetto e tanti sono quelli che lo fanno come secondo lavoro perché devono pur mangiare. Si continua a non accettare il fatto che, magari, l’unione farebbe la forza e ci si fa una guerra tra poveri, quando invece, in quanto poveri, dovremmo sostenerci a vicenda. Temo che sia una brutta china che non ci porterà a niente di positivo, ma io spero sempre per il meglio facendomi aspettative… e arrabbiandomi.

Ci puoi dare qualche piccola anticipazione su qualche progetto futuro?

Assolutamente… ho seminato molto in questi ultimi due anni e i frutti stanno arrivando, finalmente. Da qui al 2020 avrò circa 15 seriali in uscita tra USA, Brasile, Francia, Spagna e Italia. Il lavoro è molto, ma sono in compagnia di tanti team meravigliosi. Presto uscirà una delle mie ultime fatiche con la grandissima Ludovica Ceregatti: Cold Blood Samurai, pubblicato da Action Lab in USA e in Francia da Delcourt Comics. Ultimamente stiamo lavorando ad un progetto “bomba” con l’artista coreano Q-Ha, sotto la supervisione del leggendario Jean-David Morvan; quindi spero bene per questa trilogia francofona chiamata The Long Knife. Avrei un’altra news gigantesca da dare, ma preferisco lasciarvi con un cliffanger.

Grazie per esservi interessati a me, è sempre un grande piacere poter parlare un po’ del mio lavoro, spero che possiate apprezzarlo anche voi.

Ringrazio di cuore Massimo per il tempo che ci ha dedicato. Un grosso in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti!

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