Negli ultimi anni gli anime sono diventati una presenza sempre più forte nella cultura pop globale. Serie, film e personaggi provenienti dal Giappone fanno ormai parte dell’immaginario collettivo di milioni di spettatori. Ma da dove nasce davvero questo fenomeno? Quali sono stati i primi passi dell’animazione giapponese prima di trasformarsi in una delle industrie creative più influenti del mondo?
Anime. Guida al cinema d’animazione giapponese 1958-1969, pubblicato da Kappalab e scritto da Andrea Baricordi, Massimiliano De Giovanni e Andrea Pietroni, prova proprio a rispondere a questa domanda. Il libro rappresenta il primo capitolo di un progetto più ampio dedicato alla storia dell’animazione giapponese e si concentra su un periodo fondamentale: quello che va dal 1958 al 1969, anni in cui il medium anime inizia a prendere forma.
Le radici dell’animazione giapponese
Il punto di partenza del volume è il 1958, anno di uscita di Hakujaden (conosciuto in Occidente come La leggenda del serpente bianco), il primo lungometraggio animato a colori prodotto in Giappone. Questo film segna l’inizio di una nuova fase per l’animazione nipponica: da quel momento il settore comincia lentamente a strutturarsi come industria.
Gli anni Sessanta diventano quindi un laboratorio creativo in cui si sperimentano tecniche, linguaggi e modelli produttivi destinati a influenzare tutto ciò che verrà dopo. È proprio in questo contesto che emergono figure fondamentali per la storia degli anime, tra cui Osamu Tezuka, considerato uno dei grandi pionieri del settore.
Tezuka, con la sua visione e con la nascita della sua casa di produzione Mushi Production, contribuisce a ridefinire il modo di realizzare animazione per la televisione. Il suo lavoro porta alla nascita di serie destinate a lasciare un segno profondo nella cultura pop, come Astro Boy, spesso indicata come la prima vera serie anime televisiva di successo.
Una guida storica costruita attraverso le opere
Il libro non si limita a raccontare la storia generale del settore, ma adotta una struttura molto precisa: quella della guida cronologica. Gli autori analizzano infatti numerosi film e produzioni del periodo attraverso schede dettagliate che includono:
- dati tecnici e informazioni sulla produzione
- contesto storico e industriale
- trama e caratteristiche narrative
- curiosità e retroscena
Questa impostazione rende il volume utile sia per chi desidera leggerlo dall’inizio alla fine, seguendo l’evoluzione dell’animazione giapponese passo dopo passo, sia per chi preferisce consultarlo come una vera e propria enciclopedia, tornando alle singole opere quando vuole approfondirle.
Nel corso delle pagine emerge con chiarezza come il periodo preso in esame sia stato tutt’altro che lineare: accanto ai successi si trovano tentativi falliti, produzioni sperimentali e continui cambiamenti nel modo di produrre animazione.
Gli autori che hanno costruito il linguaggio degli anime
Uno degli aspetti più interessanti del libro è l’attenzione dedicata agli autori che hanno contribuito a definire l’identità dell’animazione giapponese. Oltre a Tezuka, il volume cita e analizza il lavoro di diversi registi e animatori che negli anni Sessanta hanno sperimentato nuove soluzioni visive e narrative.
Tra questi compare anche Isao Takahata, figura che negli anni successivi diventerà uno dei nomi più importanti del cinema d’animazione mondiale grazie alla fondazione dello Studio Ghibli insieme a Hayao Miyazaki.
Il libro contiene inoltre un’intervista esclusiva proprio a Takahata, che offre uno sguardo diretto su quell’epoca di trasformazione e sulle sfide che gli animatori affrontavano in un’industria ancora in costruzione.
Un periodo di trasformazione
Uno dei meriti principali del volume è quello di mostrare come gli anime non siano nati già nella forma che conosciamo oggi. Negli anni Sessanta l’animazione giapponese era ancora alla ricerca di un’identità precisa.
Le produzioni alternavano influenze provenienti dal cinema occidentale, sperimentazioni stilistiche e tentativi di adattare il linguaggio del manga all’animazione. Allo stesso tempo, le limitazioni economiche e tecniche costringevano gli autori a inventare nuove soluzioni visive, alcune delle quali sarebbero poi diventate caratteristiche tipiche dell’anime moderno.
Il libro mette quindi in luce un aspetto spesso sottovalutato: molte delle scelte stilistiche che oggi associamo agli anime — come l’uso particolare del montaggio, delle inquadrature o delle animazioni limitate — nascono proprio come risposta a vincoli produttivi.
Un testo per appassionati e studiosi
Pur essendo ricco di informazioni, il libro mantiene un taglio divulgativo che lo rende accessibile anche a chi non è uno studioso del settore. Gli autori riescono a bilanciare bene la quantità di dati storici con un linguaggio chiaro, evitando che il testo diventi troppo accademico.
Questo lo rende adatto sia a chi vuole approfondire la storia degli anime, sia a chi è semplicemente curioso di scoprire come è nato un fenomeno culturale oggi globale.
Inoltre, l’attenzione al contesto storico e industriale permette di comprendere meglio come il successo degli anime non sia stato immediato, ma il risultato di anni di sperimentazioni, tentativi e innovazioni.
Spazio all'autore: Anime. Guida al cinema d’animazione giapponese 1958-1969 è un volume che svolge un lavoro importante: riportare l’attenzione sulle origini di un medium spesso conosciuto solo attraverso le sue produzioni più recenti. Attraverso una ricostruzione dettagliata del periodo compreso tra la fine degli anni Cinquanta e la fine degli anni Sessanta, il libro mostra come l’animazione giapponese abbia costruito lentamente la propria identità, gettando le basi per tutto ciò che sarebbe arrivato dopo. Per chi ama gli anime, questo testo rappresenta quindi un viaggio alle radici del fenomeno, utile per capire non solo da dove provengono molte delle idee e delle tecniche che vediamo ancora oggi, ma anche quanto sia stato lungo e complesso il percorso che ha portato l’animazione giapponese a diventare uno dei pilastri della cultura pop contemporanea. – Andrea – World Wide Nerd

