Ahsoka – Ep. 6 – POSSIBILI SPOILER

Tanto tempo fa, George Lucas iniziò un viaggio destinato a diventare leggendario. Quella galassia lontana lontana, che ormai non ci sembra più tale, ha ancora molte storie da raccontare, tante quante ne può contenere la vastissima memoria di Huyang e anche di più. Far, far away ci porta fuori dalla galassia che abbiamo imparato a conoscere e ad amare, creando una congiunzione tra passato e presente, tra le storie che furono e quelle che saranno.

La fine del viaggio

Mentre Ahsoka prosegue il suo viaggio all’interno della bocca del purgil, l’Occhio di Sion arriva su Peridea, un pianeta spoglio e desolato, ma traboccante di antiche storie. E’ qui che le gigantesche balene intergalattiche vanno a morire: un immenso cimitero come testimoniano gli anelli del pianeta, costituiti dalle carcasse di questi esseri celestiali. Le tracce del popolo delle streghe, che secondo Morgan Elsbeth cavalcavano le balene ben prima che chiunque potesse ricordarlo, si ergono spettrali e in rovina, accentuando la desolazione del luogo. Davvero il posto perfetto per esiliare qualcuno.

Sabine, ancora prigioniera, è impaziente di potersi mettere alla ricerca di Ezra. Avendo scelto di non porre fine a tutto consegnando la mappa a Baylan Skoll, ha imboccato una strada incerta e rischiosa, agendo per se stessa più che per il bene della galassia. Non importa quello che accadrà, quali saranno le conseguenze: ritrovare la sua unica famiglia è più importante, è qualcosa di cui ha bisogno. Liberata per poter raggiungere il suo obiettivo, non sembra cogliere il piano dell’ex generale Jedi e del grand’ammiraglio Trawn di usarla per trovare l’ex allievo di Kanan Jarrus e sbarazzarsi di lui una volta per tutte.

Gli esiliati

Ne abbiamo sentito parlare a lungo e finalmente abbiamo l’occasione di incontrarli: Trawn ed Ezra Bridger sono entrambi vivi e se quasi non avevamo dubbi sul primo, il secondo avrebbe anche potuto fare una fine peggiore. Si sa, i cattivi se la cavano sempre. Due acerrimi nemici intrappolati in una prigione dalla quale non è possibile scappare, un luogo di morte dal quale non c’è ritorno. Lars Mikkelsen e Eman Esfandi incarnano due personaggi agli antipodi, il freddo e machiavellico stratega a capo di una possente armata e il giovane ragazzo capace di entrare in sintonia con ogni creatura che incontra. Fazioni opposte, entrambe fiduciose che i propri alleati e amici verranno a salvarli.

Se l’entrata in scena di Ezra poteva essere un po’ più d’impatto (magari rimandando il commovente ricongiungimento tra lui e Sabine al successivo episodio) così non è stato per il grand’ammiraglio, giunto di fronte al suo gruppo di salvatori in pompa magna a bordo di uno Star Destroyer pieno di Night Trooper. Sì, avete capito bene, questi soldati non sembrano essere semplici Stormtrooper. Le uniformi rattoppate e rovinate, una nave anch’essa in condizioni pessime e un capitano delle guardie mascherato e dalla voce metallica, fanno pensare che sotto ci sia ben altro. Una nave fantasma, e se citare l’Olandese Volante può sembrare scontato, beh allora cadremo volentieri nell’ovvio.

Spezzare il ciclo

Come avrete intuito nei precedenti episodi Baylan Skoll non è un semplice Jedi che ha abbracciato il lato oscuro della Forza. Il suo obiettivo, così come i suoi rimpianti, sono più elaborati rispetto al voler ottenere un potere vano ed effimero. Un eterno ciclo avvolge la galassia, e la caduta dei Jedi ne è l’ennesima prova. E’ davvero possibile porre fine a tutto? Forse Peridea custodisce la risposta a questa domanda. Tra le antiche storie che la galassia conserva, potrebbe esserci il modo per far ricominciare tutto da capo, far ripartire la storia da zero e arricchire la memoria di Huyangn e la nostra di nuovi racconti.

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