Alice in Borderland Vol. 1 – Recensione

Manca soltanto una settimana all’uscita della nuova stagione. Coloro che non vedevano l’ora che ciò accadesse potranno finalmente veder ripagata un’attesa durata due anni. Per i profani invece, potrebbe essere l’occasione giusta per recuperare una serie davvero ottima e ricca di suspance. Ispirata all’omonimo manga di Haro Aso, Alice in Borderland ci trasporta in una Tokyo divenuta teatro di un crudele survival game, un genere che ha recentemente ricevuto una massiccia dose di attenzioni dopo l’enorme successo di Squid Game, e che spingerà i protagonisti al limite della loro umanità. Nella realizzazione di questo prodotto Netflix fa ampiamente centro, creando una serie che entra di diritto tra i migliori adattamenti live action ispirati ad un fumetto giapponese. Con la speranza che la seconda parte della storia sia emozionante anche più della prima, facciamo il punto della situazione e cerchiamo di capire dove eravamo rimasti.

Game: Start

I giochi sono sempre stati una parte fondamentale nella vita di Arisu. Rompicapi, sfide di strategia e sopravvivenza, indovinelli. Una via di fuga dalla realtà, fatta di una famiglia che lo considera un fallito e che non si aspetta nulla da lui. La sua unica consolazione sono gli amici d’infanzia, Karube e Chota, gli unici con i quali si senta davvero capito e con cui ha instaurato un legame quasi fraterno. Bighellonando per la grande metropoli di Tokyo, i tre ragazzi scoprono che improvvisamente l’intera popolazione è scomparsa senza lasciare tracce. In questa nuova realtà scopriranno di non essere i soli rimasti in città e che per poter sopravvivere dovranno prendere parte ad alcuni giochi insidiosi e mortali.

Sfida dopo sfida, grazie all’intelligenza e all’abilità di Arisu nei vari game, i protagonisti raccoglieranno nuove informazioni sul funzionamento dei giochi e sulle regole che dominano la nuova realtà in cui sono capitati. Chi è il Game Master, il burattinaio che tira le fila di tutta la storia? Tornare a casa è davvero possibile? La Spiaggia potrebbe avere tutte le risposte.

Sopravvivere, ma a quale prezzo?

Alice in Borderland dimostra sin da subito di essere una serie costruita in maniera meticolosa e con equilibrio. Senza perdersi nella fretta di raccontare la storia, lo show gestisce al meglio le tempistiche, costruendo con maestria una trama di ricca di tensione, colpi di scena e mistero. La componente splatter, trattata anch’essa nelle giuste quantità, non è la sola cosa che crea paura e ansia nello spettatore e nei protagonisti, bensì la componente umana. I giochi, costruiti in maniera a dir poco diabolica, sono studiati al fine di far emergere la vera natura delle persone e rivelare cosa sono davvero disposte a fare pur di sopravvivere. Suddivise per difficoltà e tipo grazie ai semi e ai numeri delle carte da gioco, le sfide presentano spesso delle chiavi di lettura nascoste. In molte di esse infatti, la soluzione non necessita la morte o l’omicidio di nessun giocatore.

Proprio in questo sta il senso di sgomento e di disperazione che assale i sopravvissuti al termine di ogni prova. La consapevolezza che non è davvero il gioco a renderci dei mostri, ma che nel profondo forse lo siamo già. Realizzare che la paura di morire può farci compiere azioni terribili e portarci a massacrare i nostri simili (ricordate i game di cuori?). Le scene maggiormente cariche di tensione sono enfatizzate da un ottimo uso non solo della musica, ma soprattutto dei silenzi. Tratteniamo il fiato senza riuscire a distogliere lo sguardo.

Alice e i suoi allegri compagni

A completare il quadro dell’ottima costruzione della serie vi sono ovviamente i personaggi. La capacità di sapersi prendere i propri tempi della produzione, si rivela vincente nella loro caratterizzazione, dandoci modo di conoscerli ed entrare in empatia, primo fra tutti con il personaggio principale. Il profondo legame che unisce Arisu a Karube e Chota, lo porterà ad interrogarsi su se stesso e a trovare una ragione per non arrendersi quando tutto sembra perduto. Le relazioni che stringerà con gli altri protagonisti quali Usagi, Chishiya e Kuina, il cui passato verrà mostrato mediante alcuni flashback nel corso di tutta la serie, saranno per lui fondamentali nella risoluzione dei vari enigmi della letale terra di confine.

Proprio come suggerito dal titolo, Alice in Borderland contiene alcuni riferimenti alla celebre opera di Lewis Carroll. Il nome dello stesso Arisu non è altro che la traslitterazione in giapponese del nome Alice mentre il nome Usagi, che in giapponese significa letteralmente “coniglio”, fa riferimento al Bianconiglio. Il modo di fare misterioso, intelligente e apparentemente noncurante di Chishiya, lo rendono per certi versi simile allo Stregatto, mentre il cambiamento affrontato da Kuina per essere davvero se stessa rammenta l’evoluzione del Brucaliffo. Infine Il Cappellaio, carismatico e festaiolo fondatore della Spiaggia, intenzionato a costruire un’utopia in un mondo di morte.

Una svolta per i live action

A partire dal 2005 nell’arco di una decina d’anni si è assistito alla proliferazione, e alla loro successiva trasposizione animata, di numerosi manga che hanno fatto del survival game il loro perno principale. Mirai Nikki, Deadman Wonderland e Btoom! sono solo alcuni degli esempi che è possibile citare oltre ad Alice in Borderland, serializzato tra il 2010 e il 2016. Se la prima trasposizione animata dell’opera di Haro Aso era passata praticamente inosservata, così non è stato per la serie live action. La componente di derivazione animata si percepisce nei dialoghi, nella tipologia delle inquadrature, nella gestualità e nella gestione della narrazione, senza però risultare eccessivamente marcata o pesante. Il risultato è un prodotto che si mantiene fedele alle proprie origini, ma rendendolo splendidamente fruibile anche per un pubblico occidentale, magari non abituato a questo tipo di recitazione e regia.

Voto: 8

Spazio all’autore

Alice in Borderland mi ha tenuta incollata allo schermo per tutta la durata della visione. Un concentrato di emozioni forti e soprese continue. Sapendo quanto di solito i live action di questo tipo lascino a desiderare, è stata davvero una graditissima sorpresa.

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