Alice in Borderland Vol. 2 – Recensione

L’origine delle storie di sopravvivenza, soprattutto per quanto riguarda il panorama asiatico, affonda le proprie radici in una riflessione sulla lotta di classe e contro l’oppressione generata da regole sociali spesso rigide e ingiuste. Un contesto, dunque, maggiormente connesso alla quotidianità, pur trattandosi di fantasia, e che in alcune situazioni strizza l’occhio alla realtà al di fuori dello schermo. Riesce bene in questo la sudcoreana Squid Game, che a differenza di Alice in Borderland (qui la nostra recensione della prima stagione) riporta le tematiche del genere alla loro prima comparsa, portando i protagonisti non solo a riflettere sulle proprie azioni, ma contemporaneamente sulla società in cui vivono e sul suo funzionamento. Si distacca quindi in parte dall’attuale panorama giapponese, che prevede invece un approccio maggiormente legato al mondo onirico e sovrannaturale, incentrato sull’interiorità dell’individuo e su ciò che lo muove: desideri, passioni, interesse personale e la ricerca di se stessi.

Senza cadere nella ripetitività e con un deciso cambio di ritmo, la narrazione della serie diretta da Shinsuke Sato si addentra ancora più in profondità nella tana del coniglio, nel mistero che aleggia su una Tokyo ai confini con la realtà, dominata dalle regole di un gioco crudele che sembra voler scrivere una versione alternativa del nostro mondo. Questa seconda stagione di Alice in Borderland riconferma le ottime impressioni lasciate dal precedente ciclo di episodi, concludendo la storia tracciata da Haro Aso nell’omonimo manga (o forse no?).

Next Level

Adrenalinico, intenso, esplosivo. Un inizio col botto e un deciso cambio di marcia, quasi a farci capire che fino a questo momento abbiamo solamente scherzato e che è ora di iniziare a fare sul serio. Gettandoci da subito nel bel mezzo degli eventi, la narrazione ci riporta al punto esatto in cui avevamo lasciato Arisu, Usagi, Chishiya e Kuina nel precedente finale di stagione. Il Game Master si è rivelato ed è giunto il momento di passare al secondo livello del gioco, le carte con le figure. Se la prima parte della storia ci aveva abituato ad un clima di costante tensione e mistero, lineare e ben costruito, la seconda stagione di Alice in Borderland si trasforma e rinnova se stessa, evitando così di ricadere in qualcosa di già visto.

Il cambiamento investe l’intera struttura narrativa, che assume un aspetto decisamente più corale attraverso una maggiore pluralità dei punti di vista, non concentrandosi più solamente sulla figura di Arisu. Centrale è la componente riflessiva che investe ogni personaggio, portandolo ad osservarsi con occhio critico e a crescere imparando dall’esperienza vissuta. Finalizzati a questo scopo non sono più soltanto i game, in particolare quelli di cuore, ma veri e propri momenti di pausa tra una sfida e l’altra, dedicati esclusivamente alla caratterizzazione dei giocatori. Viene inoltre dato più spazio alle scene d’azione, dove sono i game di picche a fare gli onori di casa e che regalano diversi colpi di scena decisamente ben costruiti e inaspettati.

Guarda in faccia il tuo nemico

Pur volendosi distaccare dall’operare una critica e una riflessione di carattere sociale, ciò non toglie che queste influenzino in parte le decisioni e il modo di pensare di molti dei personaggi della storia. I dealer, in particolare Kyuma e Kuzuryu, costruiscono i game permeandoli della loro personale visione del nuovo mondo che li circonda e della società a cui esso sembra voler dar forma, del modo di vivere la propria esistenza e nel tentativo di dare loro stessi una risposta ai dubbi che li affliggono. Non si nascondono più dietro alla calma voce femminile che impartisce le istruzioni della sfida o tra i giocatori, ma si mettono attivamente in gioco contro i superstiti rimasti, mostrandosi apertamente come gli avversari da battere per arrivare al traguardo. La maggiore durata dei game lascia inoltre più spazio al confronto attivo tra i partecipanti, in uno scontro ideologico dove ognuno scommette la propria vita.

Rifletti su ciò che vuoi davvero

Se già nella prima stagione Alice in Borderland si era distinto per un buon approfondimento dei suoi personaggi, qui andiamo ancora più in profondità, accrescendo le possibilità di dialogo tra i protagonisti e portandoli ad intensificare il loro legame. Scegliere di non concentrare più la narrazione esclusivamente intorno alla coppia formata da Arisu e Usagi si rivela essere una scelta azzeccata, così come l’ampio spazio lasciato a Chishiya, protagonista indiscusso dei game che giocano con la psicologia e i sentimenti delle persone. Il personaggio viene posto al centro della narrazione in più di un’occasione, permettendo finalmente di scoprire il suo retroscena e rendendolo protagonista di una significativa evoluzione. L’operazione può forse in parte risultare vanificata dalla mono-espressione di Nijiro Murakami, aspetto che riesce però a rendere al meglio il lato più misterioso ed enigmatico del brillante giocatore.

Anche Ann e Kuina ricevono più spazio sotto i riflettori, consolidando il loro legame e le motivazioni che le spingono a voler continuare a giocare per tornare a casa. Ma è davvero l’obiettivo di tutti? Questo nuovo mondo è davvero così peggiore rispetto a quello che si sono lasciati alle spalle? Un mortale universo con regole precise da interpretare e che eliminano gli inutili fronzoli e ipocrisie del mondo reale. Alcuni lo preferiscono, sentendo di aver trovato davvero la propria identità e dimensione ideale nei game come mai prima. Altri vogliono tornare indietro, perché rivogliono la loro vita e ai legami che hanno in essa, per quanto a volte difficili e incerti. Altri ancora non sanno cosa scegliere, perché tra due dolorose alternative, i giochi mortali sembrano quasi la migliore opzione rimasta.

Voto: 8

Spazio all’autore

Una seconda stagione ricca di azione e colpi di scena, alternati a momenti più riflessivi e di dialogo tra i personaggi. Azzeccata la scelta di dare spazio anche agli altri protagonisti e non subordinarli esclusivamente alla figura di Arisu. Sono soddisfatta della conclusione, un prodotto che ha saputo rinnovarsi e non ricadere negli stessi schemi attuati nella prima parte della storia. Se volete approcciarvi ai live action giapponesi fatti come si deve, questa è la serie giusta da cui iniziare.

Margherita -_maggie_r
Margherita -_maggie_r
Articoli: 41