Babylon – Recensione

Sregolatezza, genio e follia. Damien Chazelle torna con il suo quarto lungometraggio, e lo fa in pompa magna con un film scoppiettante, assurdo ed eccentrico. Se The Fabelmans si poneva come un’intima e personale lettera al cinema, (qui la nostra recensione) Babylon è un’ode ai suoi eccessi e alla sua storia, al tumulto che ha animato e forgiato Hollywood a partire dagli anni 20′ del Novecento. In un ambiente dove non esiste nessun freno, regnano caos e imprevedibilità, in una corsa folle verso la vetta del successo così come verso un baratro senza fondo. Nella scalata alla torre di Babele hollywoodiana si vince e si perde, si cade e ci si rialza, con la consapevolezza che tutto può cambiare nel giro di una notte e che raggiungere la cima non preclude che il terreno non possa un giorno franare sotto i piedi.

In questa giostra dal ritmo incalzante e vertiginoso, Chazelle mescola e stravolge, in una pellicola che racchiude in se comicità, satira pungente, amore e dramma dalle tinte leggermente horror. Imperfetto, affascinante e magnetico, Babylon tende la mano a chiunque sia disposto a farsi trascinare nel suo vortice sfrenato, sulle ammalianti note del jazz che fanno da cornice al desiderio di far parte di qualcosa di più grande di se stessi, anche quando questo rischia di distruggerti.

C’era una volta a Hollywood

Euforia e bellezza si fondono in una trama non così lineare, a tratti imperfetta e aritmica, ma capace di travolgere ed estasiare. L’imprevedibilità e la confusione del tempo si mescolano con la costruzione della pellicola, dove numerose linee narrative si intrecciano e si sovrappongono, seppur non sempre in maniera approfondita. L’alternanza dei vari generi narrativi ritrae l’andamento della vita stessa, che tra alti e bassi si tinge di mille sfumature. Nella colorata e vivace mescolanza di volti e storie, si dipanano le vicende di svariate figure che vivono nel mondo dell’industria cinematografica, nella ricerca e nel mantenimento del successo. Manny Torres (Diego Calva), giovane sognatore e ambizioso, per il quale il set cinematografico rappresenta un luogo d’evasione dalla realtà; Nelly LaRoy (Margot Robbie), attrice esordiente, esplosiva e talentuosa, un vero tornado; Jack Conrad (Brad Pitt), star del cinema muto la cui epopea di gloria è giunta al tramonto.

Manny Torres alla proiezione de “Il cantante di jazz”, film che segnò la nascita del cinema sonoro.

Animato da una rinvigorente energia, feroce come la vita stessa, l’atmosfera di Babylon è sorretta da una colonna sonora spettacolare e travolgente, che si amalgama alla perfezione con i cambi di inquadratura e sorregge ogni scena. Scoppiettante, evocativa ed elettrizzante, anima ogni festa esaltandone tutta l’opulenza e gli eccessi, ma sa anche quando fermarsi, per svelare che in profondità si nasconde tutt’altro che la luccicante bellezza del successo. Visivamente impeccabile ed evocativo, la pellicola prende vita grazie ad uno studiato e attento lavoro estetico che culmina con interpretazioni attoriali di altissimo livello.

Ognuno ha il suo tempo

Ribellione e voglia di riscatto sono la linfa vitale di Nelly LaRoy, intenzionata ad essere una grande star del cinema seguendo le sue regole, a dispetto di tutti coloro che l’hanno sminuita senza credere in lei. Margot Robbie regala un’interpretazione esplosiva, provocante e sensuale, donando al suo personaggio uno spirito selvaggio, pronto a travolgere qualunque cosa al suo passaggio. Fenomenale e magnetica, ma dai modi rozzi e volgari, Nelly cercherà di ritagliarsi il suo spazio nell’industria cinematografica tra compromessi e picchi vertiginosi. Un’industria dove Jack Conrad figura come stella più luminosa, una stella sostenitrice dell’evoluzione tecnica e stilistica, del cinema come arte e punto di realtà per la gente comune, che tutto vuole tranne smettere di brillare.

Non dobbiamo essere d’ostacolo al progresso

Jack Conrad – Babylon

Al giovane e ambizioso Manny Torres spetta il compito di accompagnarci il questo travolgente viaggio nei fasti e nella lussuriosa eccentricità di Hollywood. Nel suo voler fuggire dalla realtà vi si addentrerà sempre più diventandone protagonista, narratore e spettatore, parte di quel grande pubblico che vede nel cinema la concretizzazione di un sogno, del dispiegarsi di ogni realtà immaginaria davanti ai propri occhi, che rende possibile l’impossibile.

Voto: 8,5

Spazio all’autore

Babylon mi ha letteralmente travolta. Un film frizzante, euforico, magnetico. Chazelle mette tutto il suo genio e la sua sregolatezza nel descrivere la Hollywood sfrenata e pazza dell’età del jazz, a cavallo tra il declino del cinema muto e l’ascesa del sonoro. Una storia a tratti contorta, che forse farà storcere il naso agli amanti dell’ordine e delle trame ben delineate. Babylon l’ordine non sa nemmeno che cosa sia. Ed è proprio questo che lo rende così perfetto.

Margherita -_maggie_r
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