Dragon Quest VII Reimagined – recensione

Reimagined…

Ci sono giochi che non chiedono il permesso: tornano e basta. Dragon Quest VII Reimagined è uno di quelli. Non un semplice restyling nostalgico, ma una vera operazione di recupero storico fatta con intelligenza, rispetto e – dettaglio non banale – con una consapevolezza moderna di cosa significhi oggi giocare un JRPG classico su PS5 Pro.

Parliamo di un titolo che, all’epoca, era mastodontico per struttura, ritmo e ambizioni. Qui Square Enix ha scelto una strada chiara: non snaturare, ma ripulire, rifinire e rendere fluido ciò che già funzionava. E sì, funziona ancora sorprendentemente bene.

Grafica e direzione artistica

Il primo impatto è rassicurante: Akira Toriyama è ancora il padrone di casa, dall’alto la sua supervisione c’è e si vede. Il character design mantiene quell’equilibrio unico tra fiaba e avventura epica, mentre il lavoro di reimagining aggiorna texture, illuminazione e ambienti senza trasformare il gioco in qualcosa che non è.

Su PS5 Pro il colpo d’occhio è pulito e stabile:

  • 4K dinamico
  • framerate solido
  • caricamenti praticamente inesistenti

Le isole, i villaggi e i dungeon respirano di più, con una profondità visiva che rende giustizia all’esplorazione, vero cuore pulsante dell’esperienza.

Gameplay: vecchia scuola, ma lucidata a dovere

Il sistema di combattimento resta turn-based puro, o ti piace o ti piace! Ed è una scelta coraggiosa, quasi politica. Qui non si cerca l’ibrido action, ma si affina ciò che già c’era:

  • interfaccia più leggibile
  • animazioni più rapide
  • gestione delle classi più intuitiva

Il risultato? Un gameplay profondissimo, che premia pianificazione, sperimentazione e pazienza. Dragon Quest VII non corre: ti prende per mano e ti chiede di restare. E se accetti, ti ripaga.

Storia e struttura: un JRPG che si prende il suo tempo

Non aspettarti fuochi d’artificio dopo mezz’ora. Dragon Quest VII Reimagined è una maratona narrativa, non uno sprint. La storia cresce lentamente, frammentata in episodi, viaggi temporali e micro-racconti che si incastrano come tessere di un mosaico gigantesco.

È un gioco che pretende dedizione, ma offre in cambio un senso di avventura che oggi si è un po’ perso: la scoperta graduale, il mondo che si apre pezzo dopo pezzo, la sensazione di aver davvero vissuto un viaggio.

Audio e colonna sonora

La colonna sonora orchestrale accompagna l’esperienza con eleganza, senza mai rubare la scena. I temi classici sono riproposti con arrangiamenti moderni, mentre gli effetti sonori sono stati ripuliti per risultare meno “datati” senza perdere identità.

In cuffia, su PS5 Pro, il lavoro audio fa la sua parte nel creare immersione, soprattutto durante l’esplorazione.

Longevità: esagerata (in senso buono)

Chiariamo subito una cosa: Dragon Quest VII Reimagined è enorme.
Parliamo di decine e decine di ore, facilmente oltre le 80–100 se si vuole vedere davvero tutto. Non è un difetto, ma una caratteristica dichiarata. Qui non si gioca per “finire”, si gioca per abitare il mondo.

Quindi…

Dragon Quest VII Reimagined non è un gioco per tutti, ma è un gioco necessario. Necessario per ricordarci cos’era (e può ancora essere) il JRPG classico, senza compromessi e senza paura di essere lento, profondo, stratificato.

Su PS5 Pro gira al meglio possibile e dimostra che, se trattato con rispetto, anche un colosso del passato può parlare al presente.

Un reimagining intelligente, fedele e curato. Non rivoluziona, ma conserva e valorizza. E a volte è esattamente quello che serve.

Spazio all’autore: Cresciuto a pane e Square, ho sempre visto Dragon Quest come il custode della tradizione JRPG. Dragon Quest VII Reimagined mi ha ricordato perché: non per la spettacolarità, ma per la costanza, la cura e quella capacità rara di farti sentire parte di un mondo, non solo un giocatore di passaggio. Un titolo che non urla, ma resta. E resta a lungo. Non sei un gamer se non l'hai giocato almeno per una manciata d'ore, quelle che bastano per capire che Square e jrpg sono un sinonimo! La Square tratta gli jpg con i guanti e si vede, quale che sia il filone produttivo, le loro opere sono sublimi. Giocalo…un giorno anche lontano…non te ne sarai pentito. Lo ricorderai e potrai dire…anche io… Riccardo – Ruta Ruta

8.5
von 10
2026-02-19T17:00:00+0000