Gaijin Salamander – Recensione

Con il recente annuncio del ritorno della salamandra senza nome, un Gaijin, straniera in una terra straniera, e senza alcun padrone, dà ai lettori la possibilità di cogliere al volo questa occasione, porgendosi verso il recupero del primo volume. Scritto ed ideato dal genio che è Massimo Rosi, Gaijin Salamander uscì ormai nel 2018, pubblicato, ovviamente, da Leviathan Labs. Sapere, oggi, che il viaggio proseguirà, nonostante la perfezione del finale che chiude un cerchio, in sintonia con la tradizione giapponese, fa senz’altro piacere. Con la consapevolezza che si andrà nel sicuro con un Rosi che è ormai sempre garanzia.

Ai disegni di questo primo volume troviamo Ludovica Ceregatti, in grado di infondere una sensazione che va oltre l’umanità, nei personaggi, animali antropomorfi, che popolano queste pagine. La scelta di identificare con una razza differente i diversi popoli interessati nel racconto consente una più facile distinzione di essi, imprimendo, inoltre, l’essenza del carattere che tali animali posseggono, a causa di un pensiero comune che possediamo tutti noi. Ad impreziosire le illustrazioni vi è la colorazione di Renato Stevanato, in grado di fondere perfettamente il lato poetico e luminoso del racconto con quello più lugubre, buio e violento.

Un poesia cupa, violentata dalle lucertole invasori

Gaijin Salamander è poesia. È l’essenza di una terra che sta dimenticando sé stessa. La lotta dell’ultimo Shogun, in un contesto in cui l’imperatore è divenuto pedina degli occidentali, portatori della loro civilizzazione. Ma a costoro non importa nulla delle terre che invadono, se non i profitti. Come prima è accaduto con le Americhe, ora si ripete con il Giappone, fondamentale per aprire le porte al commercio in tutto l’Oriente.

“Tra qualche anno, quando la mia gente avrà massacrato i lemuri che vivono nelle Americhe, noi possederemo uno dei più grandi Continenti al mondo… E quando avremo conquistato voi, stupide rane, avremo la porta sull’Oriente. Non ci interessa niente della vostra cultura. Noi vogliamo il gas, l’oro, le spezie, la seta, l’argento e tutto quello che il mondo può offrire. Il resto non conta niente.”

In queste pagine, il lettore viene catapultato nel magnifico, quanto ormai sempre più pericoloso, scenario del Giappone feudale. Un’ambientazione ormai macchiata dalle armi dei codardi, fucili e bombe, più economiche, più costose, ma che fanno perdere l’essenza e la connessione con il tutto. Con sé stessi, la natura, e verso la capacità di accogliere la morte.

Qui i protagonisti sono, come anticipato, degli animali antropomorfi che si muovono all’interno del tramonto di un’epoca. Gli ultimi istanti di un periodo fondamentale, guardato, oggigiorno, con ammirazione e fascino da tutto il mondo. L’epoca dell’onore, delle nobili gesta dell’antica arte samurai.

Quando perdi il tuo padrone, che sia l’amore o la morte, cosa ti resta?

Alla base del racconto vi è il desiderio di pace, portato avanti con l’arte della spada della salamandra, protagonista della storia. La pace è contrapposta alla violenza ed alla conquista, all’assurdità che è la guerra. Un Giappone di rane invaso da lucertole.

Una graphic novel che rimanda la mente al film de “L’ultimo samurai” (Edward Zwick, 2004), con Tom Cruise, ma è all’opera omerica denominata Batracomiomachia, la guerra dei topi e delle rane, a cui la storia prende la maggiore ispirazione.

“Siamo gli ultimi guerrieri, gli ultimi pacifisti di quella scuola, e io lascio la sua eredità nelle tue mani… Sei un Gaijin.”

Una guerra civile che sta distruggendo un intero paese ed i propri abitanti. Una guerra per il potere, per il governo della Regione. Una guerra portata dagli invasori e spacciata per personale. Una guerra per la civilizzazione ed il progresso. La forza della tradizione e anch’essa fulcro e parte integrante dell’opera, che unisce la cultura propria del popolo all’ideologia delle culture “civilizzate”.

Un introduzione silenziosa

L’opera prende il via attraverso un narratore, che illustra al lettore la situazione socio-politica attuale del Giappone. Presenta i personaggi, i rapporti, fino alla scintilla che ha fatto divampare l’incendio. Un incendio ormai ben pronto a scatenarsi, alimentato da una lettiera costituita da una moltitudine di rami e foglie secche. La scusa per spazzare via tutto, attraverso una pulizia totale del vecchio status quo. Una semplice scusa per scatenare quel che il nemico desiderava. Una sanguinosa guerra alimentata dalla sete di dominio.

Una introduzione, che è il primo capitolo, forte, potente dal punto di vista narrativo, da doversi soffermare in più occasioni. Non perché sia difficile, tutt’altro, ma per poter gustare al meglio l’atmosfera che si è originata. Un primo passaggio attraverso la lettura ed una secondo scorrendo le tavole, in una sorta di racconto per immagini, come una storia muta. Con ciò non si vuole assolutamente affermare il fatto che il narratore risulti essere superfluo, tutt’altro. Ha l’importante compito di ospitarti in questo tempo, in queste pagine, attraverso l’utilizzo di lezioni fondamentali, come un maestro verso il proprio allievo che è il lettore.

“Non è la spada a portare la pace, ma bensì le intenzioni che il suo portatore imprime in essa. Si deve vivere di pace. Si deve vivere di armonia…”

La grafica di un’opera storica

I disegni sono semplici e puliti, ma in alcuni punti sembrano essere stati prelevati da un’antica pergamena. Questa rappresentazione è sfruttata nel momento in cui viene raccontato il passato, o le leggende stesse su cui si erge poi il senso della tradizione della nazione. Le immagini ti catturano attraverso i paesaggi trasposti ed i colori vanno dalla vivacità della natura, all’oscurità dell’umanità. Un’umanità metaforicamente rappresentata, in questa circostanza, per l’appunto, da animali antropomorfi. Ogni creatura ha la sua psicologia principale e ruolo, quasi da cliché che categorizza in classi le diverse specie.
I campi di battaglia, presenti all’interno del volume, sono realizzati minuziosamente, con una colorazione che ti inserisce all’interno della scena.

La storia è matura e cruda. Non si fa problemi a mostrare la ferocia, la malvagità e la violenza. Il tutto viene bilanciato dal desiderio di giustizia e di armonia, nella difesa della propria cultura verso chi, quella cultura, vuole debellarla. Per cosa? Per una deformata visione di civilizzazione? Il desiderio di pace è al centro del volume, ma, purtroppo, spesso può finire per perdere di significato se, per ottenerla, occorre passare sempre per una, ultima, mai ultima, guerra.

La narrazione sfrutta più linee temporali, narrando diverse situazioni interconnesse tra loro, avvenute in momenti differenti. La prima è il presente, l’avventura che viviamo. La seconda è il momento che ha cambiato per sempre la salamandra, con la morte dell’amore. La terza è l’addestramento e le lezioni. La prima non esiste senza le altre. Tutto porta avanti le azioni del protagonista. Queste, poi, si fondono all’interno della stessa tavola, arrivando allo scopo principale che è quello di far conoscere il personaggio principale. Ma un po’ alla volta, man mano che la storia avanza, arrivando al momento in cui la salamandra stessa finirà per ricordarsi chi era ed il suo vero scopo in questo mondo.

“Tornate dal vostro padrone, prendete le vostre navi e tornate a casa. Noi non vi vogliamo. La nostra cultura non vi vuole e la nostra gente non vi vuole. Andate adesso o capirete la vera essenza di un popolo nato e cresciuto per combattere accogliendo la morte.”

Voto: 8,5

Spazio all’autore

Gaijin Salamander è un’opera di cuore. Un viaggio che ti inserisce nelle atmosfere del Giappone feudale attraverso una storia che ho trovato perfetta. Il contesto storico, la rappresentazione dell’ambientazione e dei vari personaggi è senza dubbio un grande punto di forza, a cui si aggiunge il comparto grafico. La scelta di utilizzare animali antropomorfi è azzeccata.

Davide - Riccidanerd
Davide - Riccidanerd
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