Ghost of Yōtei, si propone come successore spirituale di Ghost of Tsushima, portando avanti l’eredità di Sucker Punch e delle esclusive Sony. Ambientato nelle terre gelide di Ezo, sotto l’ombra del Monte Yōtei, il gioco offre una nuova protagonista, Atsu, e una storia personale di vendetta.
Siamo nel 2025, il clone di samurai cinematografico sta per tornare — ma questa volta non è Jin Sakai che sfida invasori mongoli: è Atsu che caccia i suoi demoni, nel gelido nord di Ezo, sotto l’ombra del Monte Yōtei. Ghost of Yōtei si propone come successore spirituale di Ghost of Tsushima, portando avanti l’eredità di Sucker Punch e delle esclusive Sony — che, lo sappiamo bene, raramente lasciano a bocca asciutta i fan.
Storia / Trama
Ghost of Yōtei è ambientato nel 1603, a circa 329 anni dopo gli eventi di Tsushima. La protagonista, Atsu, è una mercenaria solitaria, marchiata da un passato drammatico: la sua famiglia è stata massacrata da un gruppo noto come “Yōtei Six” — un plot classico di vendetta ma carico di promesse. Gli antagonisti (il Saitō e i vari generali – Serpente, Oni, Kitsune, Ragno, Dragone) formano un nemico corale con cui Atsu dovrà fare i conti.
Rispetto a Tsushima, l’approccio narrativo appare più personale e intimista: non stiamo inseguendo l’ideale di libertà di un’isola intera contro l’invasione, ma il vissuto di una protagonista che definisce la sua strada attraverso il dolore. Ci sono però anche missioni secondarie, aiutanti occasionali e momenti narrativi che cercano di ampliare il contesto, pur con qualche critica sulla coerenza del ritmo nella parte centrale del gioco.
Nel complesso: non rivoluziona il genere della vendetta samurai, ma eleva il “ti metto la katana nel cuore” a livello cinematografico (per quanto il rischio di cliché rimane).



Grafica e direzione artistica
Se Tsushima ti aveva fatto fermare ogni 10 minuti per scattare screenshot, Yōtei fa lo stesso, con motivi in più. Il mondo di Ezo si dispiega in tundre, foreste innevate, laghi silenziosi e scenari che invitano all’ammirazione più che all’azione. I giochi di luci, le aurore, la neve che si deposita, i cambiamenti climatici — tutto punta a creare un “respiro visivo”.
Un’aggiunta interessante: Yōtei propone modalità estetiche ispirate a registi giapponesi, tra cui un Watanabe Mode (per vibrazioni anime), Miike style e il ritorno del Kurosawa Mode. Questo permette di modulare l’esperienza visiva secondo gusto (e Photoshop interiore).
Qualche critica: il gioco è graficamente spettacolare, ma non immune alla sensazione che alcune sezioni del mondo siano “scenografiche” più che funzionali — alias, monumentali ma poco exploitabili. Alcuni osservatori segnalano che in video di anteprima il mondo appare meraviglioso, ma alcune texture o sezioni distanti non mantengono la stessa cura visiva. Comunque, per chi ama feticisticamente lo stile samurai, questo capitolo è un bouquet di petali di ciliegio visivi.
Audio / Colonna sonora e sonoro
Il sonoro di Yōtei sembra voler giocare su due binari: da un lato, suoni ambientali molto curati (vento gelido, sciabole, passi sulla neve) registrati anche in natura (Shiretoko National Park) per dare un sapore “vero”. Dall’altro, l’elemento musicale è ambizioso: la colonna sonora è curata da Toma Otowa e offre momenti davvero evocativi, con influenze che spaziano tra lo stile tradizionale giapponese e tracce atmosferiche più moderne (lo-fi, richiami anime nel Watanabe Mode)
Gli effetti audio (clash di lame, colpi, ambiente) sono alti: nei trailer si percepisce come ogni gesto abbia peso acustico, e il supporto PS5 con 3D Audio / controller con feedback aptico promette di aggiungere un’ulteriore dimensione immersiva. Non ho riscontri definitivi da giocare, ma le anteprime segnalano che questa scommessa sonora è perseguibile con discreto successo.
Sempre bello che un gioco del genere spinga anche l’investimento nel sonoro: non è “accessorio”, è compagno di immersione.
Gameplay
Qui arriviamo al manico della katana. Ghost of Yōtei conserva le meccaniche core che hanno fatto innamorare Tsushima— stealth, duelli, esplorazione — ma cerca di espandersi in varie direzioni. Quello che c’è di nuovo:
- Armi più varie: oltre alla classica katana (anche in modalità dual wielding), si potrà usare tanegashima, ōdachi, yari, kusarigama, e strumenti come la kaginawa (uncino).
- Struttura non lineare: i “Yōtei Six” possono essere affrontati in ordine variabile, il che dona una certa libertà narrativa.
- Attività extra: ritorno di elementi come il taglio del bambù, bagno in onsen, ma anche nuove attività come pittura sumi-e, accampamenti con cucina e musica (lo shamisen)
- Modalità stilistiche (già menzionate) per rimodellare il tono visivo / narrativo del gioco.
- Legends multiplayer: modalità cooperativa simile a quella di Tsushima, con missioni in 2 giocatori e modalità sopravvivenza a 4 in arrivo nel 2026 come aggiornamento gratuito.
Tuttavia…va detto che:
- Alcuni utenti (spulciando il web e i forum) lamentano che molte meccaniche familiari siano state riportate quasi di peso da Tsushima, senza una revisione profonda.
- C’è chi lo considera “più un DLC gigantesco che un sequel vero” per certe somiglianze meccaniche.
- Alcune missioni secondarie rischiano di risultare ripetitive, meno ispirate rispetto alle quest principali (tipico).
- Infine, qualche critica riguarda l’equilibrio dell’IA nemica: in difficoltà alta potrebbe non scalare di sfida quanto ci si aspetterebbe.
In sintesi: il gameplay promette di essere solido e arricchito, ma con qualche zona d’ombra che potrebbe far storcere il naso ai puristi dell’innovazione.
Doveroso confronto con Ghost of Tsushima
Questo è il confronto che tu, guerriero dei trofei, aspettavi. Per poter dire “platinato”!
Punti di contatto:
- Stile visivo, cura paesaggistica, il richiamo estetico alla cultura samurai – Yōtei appare come un’evoluzione naturale di Tsushima.
- Meccaniche stealth e esplorazione con momenti di duello drammatici rimangono al centro dell’esperienza.
- La formula open world con elementi rituali (onsen, vento, meditazione, attività ambientali) ritorna, a testimonianza che Sony/Sucker Punch ama offrire “spazi da respirare”, non solo azione.
Differenze degne di nota:
- Il passo verso terre più selvagge (Ezo), climi rigidi e ambienti meno “civilizzati” rispetto alla penisola di Tsushima crea nuove sfide e un’atmosfera diversa.
- La protagonista: qui non hai un samurai d’onore che deve difendere un’isola, ma una mercenaria che deve fare ordine dentro il suo dolore. Più “anti-eroe” rispetto al ruolo quasi mitico di Jin.
- La struttura narrativa e la maggiore libertà nell’ordine delle missioni antagoniste.
- Il tentativo di inserire nuove meccaniche e stili visivi (modalità registiche, modalità anime, ecc.).
- Maggior cura ai dettagli ambientali; tecnologie PS5 spinte al massimo (grafica, audio, tempo di caricamento) rispetto ai limiti di Tsushima su PS4/PS5.
Potenziali svantaggi rispetto a Tsushima:
- Il rischio di somiglianza: se un giocatore ama Tsushima per la sua formula, trovarne una copia troppo “sicura” potrebbe risultare deludente.
- Le missioni secondarie in Tsushima erano spesso efficaci nel contesto narrativo (banditi, dilemmi morali). In Yōtei, alcune anteprime segnalano cali narrativi in certe attività.
- La pressione del paragone è enorme: Tsushima ha lasciato il segno; Yōtei dovrà dimostrare che è più che un bel re-skin.


Conclusione: vale la pena?
Sì, con riserva. Lo dico con la modestia dell’avvocato che consulta mille fonti prima di firmare: Ghost of Yōtei appare come un’erede degno — se non rivoluzionario — di Tsushima. Per te che hai macinato trofei su trofei, il suo più grande nemico sarà l’aspettativa.
Se le missioni secondarie riescono a contenere ispirazione e varietà, se l’IA e il bilanciamento tengono botta anche nelle difficoltà estreme, allora quel 100 % è raggiungibile e probabilmente gratificante. Se invece Yōtei si limita a replicare Tsushima con qualche abbellimento, potresti trovarlo bello da viaggiare, ma meno da “dominare”.
Detto questo, sarebbe follemente ottuso non guardare con benevolenza un’esclusiva Sony curata da uno studio che fino ad ora ha sempre profilato l’eccellenza. Le esclusive Sony sono generalmente ben viste (e meritevoli) nei circuiti nerd e non, e Sucker Punch ha dimostrato di non sprecare le risorse. Se gira su una PS5 pro, hai buona probabilità di trovarci dentro qualcosa di magico.
Spazio all'autore: Eccoci: qui ti racconto l’impressione che ho messo insieme mentre scrivevo questa recensione: Ho sempre avuto una predilezione per Tsushima — non solo per il mondo, ma per quella sensazione costante di “camminare in un sogno samurai”. Vedere Yōtei è come guardare un riflesso distorto di quel sogno: più freddo, più solitario, forse più spigoloso. Mi affascina l’audacia di Sucker Punch nel non restare “al sicuro” nell’estetica giapponese iconica, ma provarci con territori meno battuti (sia geograficamente che narrativamente). Se devo essere sincero, non so ancora se lo platinerei. Quel che so è che Yōtei ha già guadagnato un posto nel mio radar da completista seriale — e se mantiene, per intero, la promessa di un’avventura visiva, sonora e umana intensa, sì, affronterò anche io la scalata (letteralmente) verso quel monte innevato per raccogliere quel trofeo finale. E tu? Sei pronto a risvegliarti come un fantasma tra la neve? – Riccardo – Ruta Ruta

