Del maestro Tatsuki Fujimoto abbiamo già recensito qualche opera (vedi Short Stories 17-21 e Short Stories 22-26), ma in questo caso ci troviamo di fronte ad un’opera totalmente diversa: Goodbye, Eri.
Soprattutto se comparata ad altri titoli come Fire Punch o Chainsaw Man.

Direttamente dal sito dell’editore italiano Star Comics:
Su richiesta della madre, Yuta inizia a riprenderla in vari momenti della vita di tutti i giorni, seguendo il decorso della malattia che la porterà alla morte. Dopo la sua scomparsa, monta tutte le immagini e crea un film che viene proiettato a scuola. L’opera però riceve tutt’altro che una bella accoglienza, e Yuta, deluso, decide di farla finita. Ma proprio sul tetto dell’ospedale da cui meditava di buttarsi farà un incontro che gli cambierà la vita: quello con la bella Eri, una misteriosa compagna di scuola grazie alla quale comincerà a girare un nuovo film. La ragazza, tuttavia, nasconde un segreto…
In “Goodbye, Eri“, come in altri casi il maestro ci ha abituati, Fujimoto ci mostra la sua passione per il cinema, utilizzando degli espedienti soliti dell’arte del grande schermo.
Tutto si svolge come se il lettore stesse sbobinando una lunga pellicola.

La trama ruota attorno a Yuta, il nostro protagonista, alla sua famiglia (in particolar modo a sua madre, ma anche il padre avrà un ruolo centrale) e quella che all’inizio risulterà essere una misteriosa ragazza, Eri.
Yuta scoprirà ad inizio volume che la madre presto se ne sarebbe andata per colpa di una malattia. Da lì, il figlio “deciderà” di filmarla in ogni suo ultimo momento in modo tale da poterla ricordare al meglio nel futuro.
Le scene iniziali delle riprese però si scopriranno essere parte di un filmino scolastico, che si conclude con l’esplosione dell’ospedale in cui era ricoverata la madre (evento chiaramente inventato ed aggiunto da Yuta stesso).
I compagni del protagonista però non apprezzeranno chiaramente questa scelta poco rispettosa, e inizieranno a deriderlo. Yuta deciderà quindi di togliersi la vita, gettandosi dal tetto dello stesso ospedale dove è morta la madre.
E proprio lì, però, incontra una ragazza misteriosa (Eri, appunto).

Viene quindi presentata Eri, personaggio centrale della storia. A partire da questo momento Fujimoto inizia a dare il meglio di sè, con espedienti narrativi decisamente sopra le righe.
Ben presto tra i due si instaura una specie di relazione, una sorta di “accompagnamento” verso la fine della ragazza (anch’essa malata).
Sarà quindi ben presto difficile capire quali parti delle scene che ci vengono mostrate fanno parte della realtà e quali della finzione, visto che anche con lei l’obiettivo sarà di girare un filmino della “fine”.
Il finale, viene lasciato molto all’interpretazione. Per ovvie ragioni, non ne parleremo quì.
E’ un’opera perfetta? No, ovviamente. Ma è un bell’esperimento, quasi un esercizio di stile.
Si vede che Fujimoto tenta strade inesplorate, e si percepisce fortissima la sua passione per il cinema.
Da avere per tutti quei lettori che vogliono approfondire questo autore, attualmente sulla cresta dell’onda.
Un grazie a Star Comics per averci fornito il volume per questa recensione.
Spazio all'autore: Avevo aspettative altissime, per questo volume. Non dico che non siano state rispettate, ma mi aspettavo ancora di più. E' mancato quel guizzo che mi facesse gridare al capolavoro. In ogni caso, consigliato. Anche solo nel volumetto tankobon classico (se non si vuole recuperare il cartonato). – Francesco – Ravafra