Dimentica l’horror caotico o i mostri da copertina che spuntano ogni tre tavole: questo fumetto non vuole spaventarti, ma inquietarti lentamente, sotto pelle.
Ram V e Dan Watters prendono l’iconica creatura del cinema anni ’50 e la proiettano in una storia moderna, densa di tensione psicologica e ambiguità morale.
Nato dalla collaborazione tra Skybound e Universal, Universal Monsters: Il mostro della laguna nera (nome completo) è il nuovo fumetto basato sulle storie di film d’altri tempi, come già accaduto con Dracula e Frankenstein.

La protagonista, Kate Marsden, giornalista dal passato tormentato, si inoltra nella giungla amazzonica per indagare su un serial killer, ma la sua vera discesa è dentro se stessa.
La laguna diventa così simbolo fisico e mentale: un luogo isolato, primitivo, in cui tutto riaffiora: paure, desideri, sensi di colpa.
Il Gill-man, la creatura, è usato con grande intelligenza: non è il centro dell’azione, ma una presenza primitiva, silenziosa e potente, che osserva e giudica. Non parla, ma dice molto.
Ed è qui che il fumetto riesce meglio: il “mostro” non è solo nel fango della laguna, ma dentro i personaggi, e forse anche nel lettore.

I disegni di Matthew Roberts sono densi di dettagli, ma mai ridondanti. Le sequenze nella giungla e sott’acqua sono superbe: si sente quasi l’umidità sulle dita e l’odore del muschio.
I colori di Dave Stewart, poi, sono perfetti: naturali, cupi, ma mai spenti. Riescono a rendere il fumetto sensoriale, quasi tattile.
Il ritmo, badate bene, è molto lento. E in alcuni momenti si rischia di perdere la tensione narrativa a favore dell’introspezione. Il serial killer è interessante, ma il fatto che spesso sovrasti la presenza del Gill-man può far storcere il naso a chi spera in un horror dalle tinte più “classiche”.

Creature from the Black Lagoon Lives! (titolo originale) non è un fumetto per tutti.
Ma è un’opera matura, stratificata, che reinterpreta un classico Universal con rispetto e originalità. È un horror più esistenziale che spettacolare, più da brivido interiore che da salto sulla sedia.
Se ti piacciono i fumetti che scavano nella psicologia e usano l’orrore come metafora, è una perla.
Spazio all'autore: Un ottimo lavoro, imperfetto ma ambizioso, che lascia il segno più nella mente che nello stomaco. Emoziona ma non stravolge l'anima. Consigliato agli appassionati, e basta. – Francesco – Ravafra

