Indiana Jones e il quadrante del destino – Recensione

Giunge finalmente nelle sale Indiana Jones e il quadrante del destino, quinto capitolo della più che quarantennale saga (QUI potete trovare il recap dei precedenti film), con protagonista, ovviamente, Indiana Jones (Harrison Ford) contrapposto ad un gruppo di nazisti capeggiati dallo scienziato Jürgen Voller (Mads Mikkelsen), per la regia di James Mangold e con le musiche di John Williams.

Di seguito la recensione senza spoiler del film uscito nelle sale italiane il 28 Giugno 2023.


Regia – l’assenza di Spielberg

Ci troviamo di fronte al primo ed unico film del franchise non diretto da Steven Spielberg e con una storia non scritta da George Lucas. Dietro la macchina da presa troviamo, infatti, James Mangold, che comunque fa il suo compito, non portando guizzi particolari, ma non commettendo neanche errori macroscopici. Buona anche la colonna sonora, qui sì, del solito John Williams, che riesce a variare dal classico tema e ad enfatizzare molte scene.

L’unico problema, che affligge ormai sin troppi film, è la troppa lunghezza della pellicola, che potrebbe tediare alcuni spettatori, nonostante il divertimento e lo spirito goliardico del franchise sia comunque, per fortuna, presente.


Sinossi e sviluppo – un vero film di Indy?

La trama principale non soffre di particolari problemi, mentre sottotrame e personaggi secondari vengono spesso completamente dimenticati o hanno risoluzione off-screen.

Come si nota nei trailer, ci sono alcune parti che si svolgono nel passato, dove purtroppo la CGI e la tecnica di de-aging applicata su Harrison Ford non sono il massimo, soprattutto nelle scene illuminate, se ci si sofferma sugli occhi, si ha proprio l’effetto Uncanny Valley, un vero peccato, perché con le tecniche di deepfake, restando in ambito Lucasfilm, il Luke di Book of Boba Fett, era risultato più credibile.

Paradossalmente per lunghi tratti Indiana Jones è un comprimario, ovviamente l’età del protagonista avrà inciso sulla scrittura, ma addirittura diventare la spalla nel progetto che porta il proprio nome è quantomeno esagerato.

La ricerca del quadrante del destino è affascinante sulla carta, cioè nella mera decriptazione dei messaggi per arrivare a “la X segna il punto”, ma poi a livello pratico una volta giunti nella destinazione finale, sono ben lontani i fasti della saga, con le trappole da superare per giungere alla meta, segno distintivo di tutto il franchise, di fatto, completamente assente.

Non mancano, invece, per fortuna, i soliti inseguimenti, sparatorie e scazzottate, ma sono spesso troppo lunghi e rischiano di stancare lo spettatore.

La parte finale richiede una sospensione dell’incredulità probabilmente superiore alla famosa scena del frigorifero e della bomba atomica del quarto film, il che è tutto dire, però, c’è da dire, che grazie ad alcuni accorgimenti mirati, almeno a livello narrativo torna tutto.


I personaggi – Harrison Ford e poco altro

La pellicola ruota attorno a pochi personaggi, ma soprattutto, purtroppo, non sono molto approfonditi e caratterizzati, nonostante la lunghezza del prodotto:

  • Harrison Ford interpreta Indiana Jones, il quale riprende per la quinta volta l’iconico ruolo, la prestazione nonostante l’etá è comunque di livello, anche se a livello di sceneggiatura non è stato valorizzato per tutta la pellicola;
  • Phoebe Waller-Bridge nei panni di Helena Shaw, è un personaggio a dir poco detestabile per quasi tutta la durata del film, sicuramente splendidamente recitato, ma molto spesso ha addirittura oscurato lo stesso Indy;
  • Mads Mikkelsen è Jürgen Voller, classico antagonista dei film della saga, non ha certo il massimo della caratterizzazione, ma un twist in particolare sulle sue motivazioni è veramente apprezzabile;
  • Antonio Banderas, interpreta Renaldo, personaggio ai limiti dell’inutilità, una macchietta e un’occasione sprecata avere un attore del genere e dedicargli così poco screentime;
  • Toby Jones nei panni di Basil Shaw, è il padre di Helena, anche lui poco presente nella pellicola, il suo valore viene riconosciuto più off-screen che con la sua reale presenza;
  • Ethann Isidore è Teddy Kumar, probabilmente il personaggio con la caratterizzazione peggiore e che alla fine fa anche le cose più assurde all’interno della pellicola, in un paio di occasioni occorre veramente volare con la fantasia per credere a ciò che riesce a fare!


Considerazioni finali

Indiana Jones 5 riesce sicuramente a fare meglio del film precedente, nonostante l’assenza alla regia di Spielberg e ad un protagonista ormai abbastanza in là con gli anni per interpretare ancora un personaggio così basato sull’avventura e l’action. La sceneggiatura è abbastanza coerente con il franchise lungo tutta la parte iniziale della pellicola, riportando alla mente quasi tutti i punti di forza dei precedenti film, ma proprio all’arrivo della parte finale diventa, prima sin troppo banale e poi al limite dell’inverosimile, costringendo lo spettatore ad un grande sforzo per credere a tutto ciò che viene mostrato a schermo. Note negative la caratterizzazione dei personaggi secondari ed il livello tecnico della parte nel passato di Indiana Jones, punti a favore, invece, sono sicuramente le musiche e alcune scelte di sceneggiatura sia sul nemico, che nella risoluzione finale.


Spazio all’autore: Indiana Jones e il quadrante del destino è, a mio avviso, un film che raggiunge facilmente poco più della sufficienza, ma non riesce ad andare oltre. Ho rivissuto molti dei momenti iconici del franchise, sono riuscito anche a divertirmi, ma tutta la parte finale non è assolutamente riuscita a convincermi e soprattutto è l'ennesimo film che dura quantomeno mezz'ora di troppo, non riuscendo comunque a caratterizzare i comprimari del protagonista. Sinceramente mi aspettavo molto di più dallo sbandierato capitolo finale della saga e dopo 34 anni, la cavalcata finale de "L'ultima crociata" resta, indelebile, l'epilogo nel mio cuore. Mattia – Fidia Nerd

6.5
von 10
2023-07-04T16:00:00+0000
Mattia - Fidia Nerd
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