La guardia dei topi: La scure nera – Recensione

Panini Comics ha recentemente ristampato l’epopea di David Petersen per la collana 9L, la linea editoriale dedicata ai romanzi a fumetti, costituita da storie autoconclusive e che raccoglie i grandi classici del fumetto. Tra questi vi è proprio La guardia dei topi con uno dei volumi che costituiscono l’arazzo di questa serie. Oltre, infatti, a La scure Nera, è già disponibile La guardia dei topi – Autunno 1152, che per l’appunto precede il volume di cui vi parleremo. La scure nera è infatti il secondo capitolo della collana.

La guardia dei topi: La scure nera inizia con un prologo, essenziale per far calare il lettore nell’ambientazione. Ci troviamo durante la primavera del 1153, in cui ci viene resa noto il periodo di difficoltà che la popolazione sta attraversando. Un momento difficile che ha richiesto la partecipazione di tutte le Guardie per aiutare i civili, non consentendo però un’adeguata ricerca per la scomparsa di un loro compagno, il loro migliore topo, la loro migliore Guardia. Ma i molti hanno la precedenza sul singolo.

In questa ambientazione ci troviamo dinnanzi a topi che ormai si sono costruiti il loro spazio nella catena sociale. Dominano su diversi territori, cacciano bestie più grandi di loro e sfruttano grandi tecnologie. Ovviamente tutte secondo il contesto in cui si cala il racconto, che vuole essere quello medievale. Va specificato che non sono solo i topi ad aver raggiunto uno stile di vita si questo livello, ma così come loro anche altri animali. Questo è però solo un prologo che ci porterà all’oggetto che dà il titolo al racconto. La scure nera.

Esiste un’arma dall’esistenza ammantata di leggenda. Una scure forgiata nel dolore, il cui fardello è così pesante che solo un eletto può disporre della forza necessaria a brandirla. Celanawe, un valoroso membro della Guardia dei Topi, partirà alla sua ricerca per scoprire che la grandezza di ogni mito consiste nel suo profondo radicamento alla realtà. Nell’epico mondo di David Petersen, dove i topi si sforzano di prosperare a scapito di tutte le minacce che incombono su di loro, sta per iniziare la madre di tutte le avventure. Quelle che portano alla nascita di un eroe.

Avvincente, evocativa, carica di profondità, la storia di un viaggio deciso dal destino, tra insidiosi pericoli, battaglie all’ultimo sangue e decisioni in grado di cambiare una vita intera.

Trama dell’editore

Il peso dell’eredità

Dal prologo incentrato nel 1153 si passa poi, addirittura, alla primavera del 1115. Qui siamo testimoni di come la vita di una valorosa Guardia solitaria cambierà improvvisamente quando la vecchia Em atterrerà a bordo di un corvo nell’isola in cui dimora. Lei è una sua lontana parente e la guardia, Celanawe, è il discendente di colui che secoli prima forgiò la scure nera. Inizia così un viaggio ai confini del mondo.

Una ricerca dell’arma che porterà il nostro piccolo protagonista ad affrontare animali feroci e cacciatori, ad imbattersi in un’isola abitata da topi che ricordano un covo piratesco. Solcherà l’oceano stesso, in tutta la sua immensità e pericolosità. Finendo per giungere in una terra al di là dei confini mappati, abitata da furetti. La caratterizzazione di quest’ultimi è davvero ottima, dimostrando il talento di David Petersen nell’esprimere la propria sensibilità ai personaggi, oltre che dosare i diversi elementi della narrazione. Non a caso l’autore con le avventure de La guardia dei topi ha vinto ben due Eisner Awards.

Il tutto, sia dalle introduzioni ad ogni capitolo, che vanno a richiamare i testi antichi nella forma della scrittura e nelle decorazioni attorno alla pagina, alle atmosfere del racconto, è perfettamente calato nell’epoca che l’autore, ed il volume, vuole raccontare. Dai costumi utilizzati, gli utensili, alle armi.

Il lettore non può rimanere indifferente a come i vari animali vengono inizialmente rappresentati per poi farli evolvere. Se prima ci si fa un’idea, con lo scorrere delle pagine e degli eventi quella prima impressione cambia ed evolve. Mai giudicare dalla prima impressione.

A calare la storia ancora di più nel contesto medievale è anche l’importanza che assume la discendenza, della linea di sangue. Il viaggio, al centro del racconto, è tutto dovuto all’eredità che il protagonista di porta appresso. Un’eredità di cui non era a conoscenza. E, ancora, lo sono le gesta eroiche come manifesto di grandezza e come moneta di scambio per ottenere qualcosa di cui si ha bisogno.

Spazio all'autore: La guardia dei topi è un'opera acclamata dalla critica e quindi partivo con aspettative abbastanza alte per questo mio primo approccio. Calarsi in ambientazioni di questo tipo è sempre un piacere e il racconto di David Petersen è sicuramente riuscito. Davide – Riccidanerd

8
von 10
2024-06-29T16:00:00+0000