La leggenda di Vox Machina Vol.2 – Ep 7-9

Ben ritrovati! Eccoci nuovamente per un commento settimanale sui nuovi episodi della seconda stagione di La leggenda di Vox Machina. Nelle prime sei puntate abbiamo visto succedere di tutto e di più, eppure sembra che questa serie abbia sempre qualcosa di nuovo da regalarci. Nuovi scenari, nuove vicende, nuove emozioni. Non possiamo far altro che essergliene grati e goderci appieno ogni singolo secondo di quest’avventura, che ha saputo ritagliarsi uno spazio non indifferente nel panorama televisivo, ma anche nei nostri cuori e che sta per giungere alle sue battute finali. Se vi siete persi il nostro commento della scorsa settimana, niente paura, lo potete recuperare qui e rimettervi in viaggio con noi e i Vox Machina.

Niente fate nel Reame Fatato

Dopo un tentativo di teletrasporto non perfettamente riuscito, il gruppo si ritrova diviso, ancora alle prese con la ricerca delle Vestigia della Divergenza. Separati dai loro compagni, Keyleth, Percy e i gemelli si ritrovano nel Reame Fatato, alla ricerca di un potente arco. Nel frattempo Scanlan, Pike e Grog dovranno fare i conti con una spada maledetta, feroci predoni mezzi-giganti al servizio del Conclave Cromatico e una perdita non indifferente, ma dai risvolti comici. Come già sottolineato in passato La leggenda di Vox Machina mantiene un livello qualitativo altissimo, sia nella caratterizzazione dei suoi protagonisti, sia nella realizzazione delle animazioni e delle ambientazioni, decisamente più variegate rispetto alla prima stagione, dove la maggior parte del racconto si ambientava nei territori di Whitestone. Luoghi intrisi di magia e bellezza, molto diversi l’uno dall’altro, che contribuiscono a delineare il passato del continente e del mondo in cui è ambientata la nostra storia.

Un dinamismo che dimostra ancora una volta la volontà di evolvere e la capacità di adattamento della narrazione creata da Matthew Mercer e che culmina (per il momento) con il Reame Fatato e le sue creature. Un’ambientazione onirica, mozzafiato e davvero strana, più simile ad un mondo alieno della fantascienza, che non un luogo popolato da creature fatate canoniche del mondo fantasy. Qui si percepisce la grande abilità tecnica dello studio d’animazione Titmouse, in particolar modo nella resa dei colori, uniformi e perfettamente armonizzati con gli oggetti e lo spazio circostanti. I giochi di luci e ombre creano effetti mozzafiato, dimostrando una grandissima attenzione ai dettagli (ricreano persino il pulviscolo atmosferico!).

Love and family drama

Che La leggenda di Vox Machina abbia un cast costruito con un’eccezionale cura nella psicologia e nelle interazioni umane non è il caso di ribadirlo oltre. In queste tre puntate le difficili vicissitudini familiari e i traumi del passato fanno da padroni, insieme alle prime basi per qualche possibile interesse amoroso. Tratto che finora era stato toccato nella prima stagione con l’approfondirsi del rapporto tra Keyleth e Vax, viene ripreso con la medesima genuina e realistica maestria, in uno sviluppo lento, che si fonda non sull’infatuazione passeggera, ma su valori sinceri e autentici, quali rispetto, fiducia e comprensione.

Nel rievocare il passato, che condiziona anche le azioni del presente, Grog giunge ad una possibile risoluzione dei propri conflitti e paure interiori. Il terzo episodio di questa tripletta è dedicato in maniera più marcata al suo percorso di crescita, che lo vede protagonista di alcuni momenti molto seri e profondi, in contrasto con la sua natura di personaggio un po’ stupido e che poco riflette prima di agire, andando così oltre l’idea di semplice superficialità che può aleggiare attorno a questo tipo di caratterizzazione. Un toccante parallelismo con la prima stagione sancisce la convinzione e la ritrovata forza del protagonista, dando prova ancora una volta del profondo legame che lo unisce a Pike.

Voto: 8,5

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