La lunga infanzia – Recensione

Crescere non significa solo diventare grandi, ma imparare a convivere con le ombre che ci abitano. La lunga infanzia esplora proprio quel territorio fragile dove il mondo reale e quello interiore si sovrappongono, e ogni piccolo gesto diventa un passaggio verso l’età adulta.
Il giovane Rodrigo vive un’infanzia che non ha nulla di spensierato: i conflitti familiari, il silenzio in casa e le aspettative degli adulti lo costringono a costruirsi un rifugio nella fantasia. La sua vita è scandita da giornate tutte uguali, dove il tempo sembra scorrere piano e ogni emozione rimane sospesa, come se non trovasse mai le parole giuste per essere detta.

Quando nella sua classe arriva Cosimo, detto Kosmo, tutto cambia. Quel ragazzo misterioso, con la testa piena di galassie, pianeti e pensieri troppo grandi per la loro età, rappresenta un modo diverso di guardare il mondo: più libero, più poetico, ma anche più doloroso.
Kosmo non vive la realtà come gli altri, la interpreta, la reinventa, la piega al potere dell’immaginazione. Per Rodrigo, che fino a quel momento aveva cercato solo di sopravvivere, lui diventa un faro, una possibilità di evasione, ma anche uno specchio in cui riflettersi e riconoscere la propria confusione.

Tra i due nasce un legame intenso, fatto di silenzi, confidenze e piccole scoperte. È un’amicizia che cresce lentamente, e che diventa una sorta di viaggio dentro loro stessi. Attraverso Kosmo, Rodrigo impara a dare un nome ai propri pensieri, alle proprie paure, e forse anche a quella rabbia che non sapeva di avere.
C’è tenerezza, ma anche dolore in questo incontro, perché l’amicizia tra due ragazzi che cercano di capire chi sono non è mai solo luce: è anche un modo per accettare che crescere significa perdersi, cambiare, lasciar andare.

La narrazione si muove come un battito irregolare, lenta e contemplativa in certi momenti, rapida e tagliente in altri, restituendo la sensazione autentica del ricordo. La lunga infanzia non racconta una storia nel senso classico, ma una stagione della vita, quella in cui ci si accorge che l’immaginazione non è una fuga, ma una forma di sopravvivenza, un modo per dare un senso a ciò che non si può spiegare.

Un linguaggio che respira emozione

La scrittura di Giovanni De Feo è di una sensibilità rara. Ogni parola è scelta con attenzione, ogni frase è calibrata per evocare più che descrivere. Il suo stile procede come un sussurro, come un ricordo che riaffiora piano, senza fretta, lasciando che le emozioni prendano forma da sole.
È una prosa che non ha paura della lentezza, che accetta la vulnerabilità dei personaggi e la trasforma in forza narrativa. Il lettore non è mai spettatore, ma parte di un’esperienza emotiva che lo costringe a tornare indietro, a ricordare la propria infanzia e i momenti in cui la realtà sembrava troppo stretta per contenere tutto ciò che si sentiva.

Dal punto di vista visivo, Sara Forbicini offre un lavoro sorprendente. Il suo tratto unisce precisione e sensibilità, riuscendo a catturare l’essenza delle emozioni più sottili. Gli sguardi, le posture, i piccoli gesti quotidiani diventano linguaggio.
Le tavole alternano momenti di intimità e silenzio a esplosioni di immaginazione pura, dove la fantasia di Kosmo prende vita e invade lo spazio reale. I colori seguono l’umore dei personaggi: tonalità calde nei momenti di nostalgia, sfumature fredde nei momenti di isolamento, fino a esplodere in tinte vivide quando la fantasia si fa rifugio.

Ci sono pagine in cui il disegno e il testo sembrano fondersi completamente, creando un ritmo visivo che accompagna il lettore come una melodia malinconica.
È un fumetto che si legge e si ascolta allo stesso tempo, perché ogni vignetta vibra di emozioni non dette, ogni silenzio diventa parola.

Spazio all'autore: Ho trovato La lunga infanzia un’opera dolce e malinconica, capace di parlare a chiunque abbia conosciuto la confusione e la bellezza del crescere. De Feo e Forbicini riescono a unire introspezione e poesia senza mai scivolare nel sentimentalismo, e questo rende la lettura autentica e piena di calore. È un fumetto che non grida, ma resta, che invita a ricordare chi eravamo e a guardare con tenerezza ciò che siamo diventati. Andrea – World Wide Nerd

7.5
von 10
2025-10-14T18:30:35+0000