La Memoria di Babel – Recensione

Dopo il finale sconvolgente de Gli Scomparsi di Chiardiluna, La Memoria di Babel riprende la storia della giovane Ofelia, dopo il suo lungo periodo di isolamento sull’Arca di Anima.
Il romanzo continua ad ampliare il vasto universo fantastico creato da Christelle Dabos, immergendo il lettore in nuove atmosfere, ancora più oscure e misteriose.
Ma, va detto, inizia anche a dare qualche piccola risposta ai tanti enigmi nati in questi primi tre volumi.

ATTENZIONE SPOILER: la trama in breve

Sono passati due anni e sette mesi da quando Ofelia è stata separata da Thorn. Isolata sulla sua Arca natale, sente il peso dell’inattività e dell’attesa, quando un giorno riceve finalmente l’opportunità di partire alla ricerca del marito scomparso. La sua destinazione è Babel, un’Arca sofisticata e strutturata in maniera molto rigida, culla della conoscenza e dell’ordine assoluto.

Qui, sotto una falsa identità (Eulalia), Ofelia si infiltra nell’Accademia per cercare risposte sulle misteriose entità divine e su Dio, la forza onnipresente che sembra tirare le fila dell’universo. Babel però si rivela essere un luogo ostile, dominato da regole ferree e da un sistema che soffoca e reprime l’individualità. Nel suo cammino, Ofelia incontrerà nuovi personaggi, si troverà coinvolta in complessi giochi di potere (ma giunta a questo punto, ormai, ne è abituata) e, soprattutto, scoprirà verità sconvolgenti sulle origini delle Arche e della realtà stessa a cui è abituata.

FINE SPOILER

La Dabos continua a dimostrare la sua abilità nel costruire mondi complessi e affascinanti. Babel è un’Arca molto diversa da quelle viste in precedenza, Polo e Anima: un luogo apparentemente perfetto, che cela sotto la superficie una rigidità di pensiero e un desiderio di conoscenza assoluta. L’autrice arricchisce il suo universo con nuovi dettagli e misteri, mantenendo però viva la tensione narrativa.

Lo stile rimane evocativo, con descrizioni davvero minuziose e un’attenzione particolare ai dettagli che rendono ogni scena visivamente potente, ma soprattutto credibile (cosa assolutamente non scontata).
La scrittura dell’autrice riesce a fondere il fiabesco con il distopico, creando un’atmosfera unica e avvolgente. La qualità di scrittura, insomma, non si mette in discussione. Ma soprattutto non sembra calare mai.

Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è chiaramente l’evoluzione di Ofelia. Se nei primi due volumi era più insicura e titubante, qui la vediamo più determinata, costretta a prendere iniziative e ad immergersi in un mondo che non le appartiene.
La sua crescita è tangibile, e la sua capacità di adattarsi alle situazioni, pur mantenendo la sua essenza, la rende un personaggio ancora più sfaccettato. Complesso ma verosimile, in una sola parola: reale.

I nuovi personaggi, come le figure enigmatiche che popolano Babel, arricchiscono la narrazione, anche se alcuni restano forse meno incisivi rispetto a quelli dei precedenti libri. Thorn, sebbene assente per gran parte del romanzo, continua a essere una presenza forte nella mente di Ofelia e dei lettori, e il momento del loro ricongiungimento (che ovviamente avviene, ve lo anticipiamo già) è uno dei più attesi.

La Memoria di Babel esplora tematiche profonde come il controllo della conoscenza, la manipolazione del sapere e la lotta tra ordine e libertà. Quella di Babel è infatti una società rigidamente regolata, che punisce chiunque si discosti dalle norme imposte. Il libro, dunque, si interroga su cosa significhi davvero conoscere la verità e quale sia il prezzo da pagare per ottenerla.

Un altro tema centrale è il concetto di identità, e qui viene profondamente affrontato: Ofelia deve nascondere chi è per sopravvivere, ma allo stesso tempo non può rinnegare la propria natura. Il romanzo mostra come la crescita personale passi spesso attraverso il confronto con l’ignoto e la necessità di uscire dalla propria zona di comfort.

La Memoria di Babel è un ottimo seguito della saga, capace di mantenere alta la tensione e di ampliare ulteriormente l’universo narrativo.
Sebbene il ritmo possa risultare a tratti più lento rispetto ai volumi precedenti e alcuni personaggi secondari non siano esplorati a fondo, il libro offre una trama intrigante e un’evoluzione significativa della protagonista. La scrittura della Dabos continua a essere suggestiva e immersiva, rendendo ogni pagina un viaggio affascinante.

Il finale lascia ovviamente aperte molte domande, preparando il terreno per il capitolo conclusivo della serie.
Per chi ha amato i primi due libri, La Memoria di Babel è una lettura ovviamente imprescindibile. E’ scontato

Per i più pigri, sappiate che su Audible trovate anche l’audiolibro, magistralmente narrato da una bravissima Liliana Bottone.

Spazio all'autore: A me questo universo narrativo continua a piacere molto. Christelle Dabos è brava a dettagliare senza annoiare, i personaggi sono “vivi” e gli intrighi narrativi ti tengono incollato alle pagine. Curiosissimo di leggere la conclusione della saga. Che ovviamente ho già inziato! Francesco – Ravafra

8.5
von 10
2025-10-16T17:00:00+00:00