La profezia dell’armadillo – Recensione

Zerocalcare è ormai un fumettista italiano sulla bocca di tutti. Anche grazie alle due serie Netflix uscite di recente (“Strappare lungo i bordi” e “Questo mondo non mi renderà cattivo”).
Il suo stile è ormai decisamente riconoscibile, va detto. Unico, satirico, con un background nerd da far invidia e con tutti i personaggi con un forte accento romano (dopotutto, pure lui non lo nasconde).

Ma da dove è partito? Quale è stato il suo primo fumetto pubblicato?

Eccoci alla recensione del volume in questione: “La profezia dell’armadillo“.
Prima edizione datata 2011 (per inciso, autoprodotta), quest’opera presenta una serie di storie apparentemente autoconclusive, con frequenti flashback alla vita degli anni duemila, ma che nel complesso presentano una macrotrama toccante.
Si parte e si arriva, nella narrazione, al fulcro della vicenda: è morta Camille, amica d’infanzia di Calcare e della compagine (Secco e Greta tra tutti), e primo vero amore del protagonista, che non si è mai potuto dichiarare.

Di pagina in pagina, di vicenda in vicenda (che ricordiamo, sembrano essere scollegate tra loro, quasi come un flusso di coscienza), si vanno a ricostruire i legami tra Calcare e Camille. In un ravvivare i ricordi, si cerca quasi di analizzare il perchè della morte della ragazza, cosa l’ha portata ad una fine così tragica (l’anoressia viene solo citata).

Molte tavole de La profezia dell’armadillo sono ovviamente divertenti, strappano un sorriso e forse pure una risata (Zerocalcare è un fenomeno in questo), ma alcune sono veramente toccanti.

Va per forza di cose citata una di queste. Ad un certo punto, in un flashback, Calcare e Camille sono insieme nella stanza di lui. Lei ha bisogno di sfogarsi e di parlare. Giunta una certa ora, i due si apprestano a dormire. Il protagonista allora stringe un patto con la ragazza: lasciare fuori dalla porta le paranoie e i brutti pensieri. Così avviene: Calcare chiude fuori Armadillo, portavoce delle sue ansie. Qui il colpo al cuore: la “bestia” che impersona i problemi di Camille è rappresentata da un mostro spaventoso, ben più grosso dell’armadillo.
Un vero pugno nello stomaco.

Non aggiungiamo altro, per non rovinare la lettura a nessuno.
Ci è piaciuto, e molto. Promettiamo che arriveranno altre recensioni alle opere di Zerocalcare.

Spazio all'autore: A distanza di più di un decennio da quella prima pubblicazione, ho finalmente letto questa prima opera di Zerocalcare. Non è la prima cosa che leggo di suo, ma è sicuramente l'ennesima che mi colpisce. Sa parlare a tutti, grandi e piccini. E lo fa sempre con un "retrogusto" amaro, quasi malinconico. Francesco – Ravafra

8
von 10
2024-01-08T17:00:00+0000