Gli I-Days sono diventati, ormai, un cult dei festival europei che ogni anno ci dà l’opportunità di vivere giornate indimenticabili e di vedere artisti internazionali.
Abbiamo avuto la possibilità di vivere la giornata del 24 giugno 2025 e nella lineup erano presenti gli intramontabili Linkin Park.
Il ritorno più atteso
Il concerto dei Linkin Park all’Ippodromo La Maura il 24 giugno ha rappresentato un momento storico: il debutto in Italia senza Chester Bennington, con la nuova vocalist Emily Armstrong e il batterista Colin Brittain. Dopo otto anni di attesa la band ha dato prova di grande energia, capaci di dominare il palco e coinvolgere 78.000 fan in estasi.
Emily, pur avvertendo la pressione (qualche incertezza all’inizio), ha dimostrato carisma e intensità, crescendo brano dopo brano fino a conquistare il pubblico. Mike Shinoda ha saputo guidare la serata con la sua presenza e il suo calore umano.
Il set – articolato in quattro o cinque atti, tra “Inception”, “Creation”, “Collapse/Kintsugi” e “Encore/Resolution” – ha spaziato tra classici come Crawling, Numb, In the End e brani dal nuovo From Zero, offrendo uno spettacolo narrativo ed emotivamente coinvolgente.

Spettacolo e scenografia
Visivamente, lo show è stato imponente: il palco con schermi a forma di parallelepipedi, luci, laser, effetti visivi dinamici e una struttura scenografica ricca di cambi di luce e scenari suggestivi.
I visual erano sincronizzati alla perfezione con la performance, integrando a pieno l’impatto sonoro e visivo.
Tra applausi… e disagi
Tuttavia, dietro l’entusiasmo, non sono mancati elementi critici:
- Acustica problematica: la conformazione dell’Ippodromo ha causato una “dispersione del suono”, con eco e risatine tese come “ascoltare una radio FM nel fondo di una piscina vuota”.
- Clima infernale: il caldo intenso, definito da alcuni “sahariano”, ha reso la serata fisicamente impegnativa .
- Organizzazione al limite: secondo testimonianze, i varchi di ingresso avevano personale carente e a volte scortese, con indicazioni confuse, scarsa assistenza e nessuna via d’uscita agevole.
- Code e parcheggi: gli spettatori hanno segnalato file interminabili, soprattutto all’uscita, con parcheggi distanti e zero organizzazione per i flussi.
Coreografia emozionale e scaletta perfetta
Nonostante gli intoppi, i momenti suggestivi sono stati tanti: il countdown iniziato dieci minuti prima, accompagnato da La solitudine di Laura Pausini, è diventato un episodio cult. Poi, durante In the End, Mike ha invitato il pubblico a cantare la parte di Chester, trasformando il brano in un coro emozionale collettivo
La scaletta è stata bilanciata: 25 canzoni in un percorso ricco, calibrato tra memoria e rinascita.

Conclusione
La giornata del 24 giugno agli I‑Days ha brillato nonostante le criticità: i Linkin Park hanno consegnato uno spettacolo potente e visivamente spettacolare, sostenuto dall’affetto smisurato dei fan. Emily Armstrong si è emancipata dal peso del confronto mostrato che c’è una nuova era da costruire.
Detto ciò, i disagi logistici e tecnici (dall’organizzazione ai dettagli acustici e climatici) hanno offuscato un po’ l’esperienza complessiva, lasciando la sensazione che un evento di questo calibro possa – e debba – essere organizzato meglio.
In breve: un concerto da pelle d’oca che ha tenuto il pubblico con il fiato sospeso… ma che avrebbe meritato una cornice più curata.
Punti forti e punti critici
| Aspetti Positivi | Aspetti Critici |
|---|---|
| ✔ Energia e scaletta perfette | 🛇 Acustica deficit di location |
| ✔ Emily Armstrong convincente | 🛇 Organizzazione di ingresso e uscita |
| ✔ Scenografia e luci spettacolari | 🛇 Caldo e scarsa assistenza |
In definitiva, i Linkin Park hanno trasformato il dolore in rinascita, dimostrando che la musica può resuscitare anche dai momenti più bui. Se l’organizzazione migliorerà, il prossimo ritorno live sarà davvero memorabile.

