Loki2 – Ep. 4 – Recensione

E adesso?

Una domanda più che legittima che potrebbe riassumere in sé l’intero futuro dell’MCU. Il quarto episodio di Loki si chiude con un cliffhanger che ribalta tutte le carte in tavola, lasciando un milione di domande e una settimana di tempo per ottenere le prime risposte. Ironico che dopo ben quattro puntate passate a cercare di impedire che il telaio temporale esplodesse, nulla possa fermare questo evento catastrofico che trascina la TVA e tutte le linee temporali nella distruzione; nell’aria, come un eco lontano davanti allo schermo nero, risuonano i propositi di Sylvie sul voler distruggere tutto e di quanto questo sia facile rispetto al cercare di riparare ciò che è già rotto. Non tutto però può essere sempre ricostruito.

Tutti alla TVA

Uniti da scopi diversi, volenti o nolenti, tutti i personaggi finiscono per ritrovarsi alla TVA. Il collasso del telaio temporale è imminente e Viktor potrebbe essere in grado di risolvere la situazione. Con la collaborazione di O.B., lo scienziato si mette al lavoro per tentare di impedire che ogni cosa scompaia per sempre. E mentre i due sembrano aver trovato un’intesa nella reciproca stima come uomini di scienza e ispiratori l’uno del lavoro dell’altro – tanto che non si capisce chi dei due abbia iniziato per primo – la frustrazione, il risentimento e la rabbia di Sylvie sono palpabili e continuano a crescere. Un’onda violenta che si abbatte su Mobius e il suo atteggiamento spensierato del tutto fuori luogo.

Il suo fragile tentativo di mantenere il controllo quando in realtà sta brancolando nel buio come tutti, viene tacciato come semplice menefreghismo nei confronti di tutte quelle linee temporali che continuano a morire e che è sufficiente non vedere se ci si gira dall’altra parte. Forse per la prima volta in tutta la sua carriera Mobius non sa davvero che cosa fare e si rifugia nella confortevole quotidianità della sua passione per le torte, ultimo faro di certezza di un’identità in crisi, terrorizzata dalla possibilità di esplorare altre versioni e vite di se stesso.

Distruggere è facile, riparare è difficile

Una lezione incredibilmente umana, che ancora una volta dimostra il percorso di maturità compiuto da Loki nel corso della precedente stagione. Quei giorni da bambino capriccioso, arrabbiato, frustrato e pronto a distruggere tutto nel nome del proprio dolore e della propria delusione sono finiti, lasciando il posto a una persona più matura e consapevole. La libertà senza controllo ha un prezzo alto e spesso comporta più danni che gioie. Nella sua rabbia, Sylvie non vede altra soluzione se non distruggere tutto e ricominciare da zero, il reset che la sua vita non potrà mai davvero avere. Un dolore che sembra essere incancellabile e senza controllo, la spinge a vedere ancora una volta nemici ovunque e a usare l’aggressività come arma di difesa.

Parlando di reset non si può certo dire che la possibilità sia da escludere: la conclusione dell’episodio lascia moltissime strade aperte e nessun indizio sulla futura piega degli eventi. Ma per ogni finale c’è sempre un nuovo inizio, in un ciclo infinito di morte e rinascita verso qualcosa di nuovo. Dopotutto, la fine è parte del viaggio.

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