“L’ultimo giorno di Lovecraft” è un’opera ambiziosa e profondamente evocativa. Più che una biografia a fumetti, si presenta come un viaggio interiore, un monologo finale in cui l’autore di Providence affronta i suoi fantasmi, reali e immaginari. In questo, sorprendentemente, il fumetto richiama in modo inaspettato “A Christmas Carol” di Charles Dickens. Sì, proprio il celebre racconto di Natale con Ebenezer Scrooge come protagonista.
Entrambe le opere si svolgono nel corso di una sola notte o giornata, in cui il protagonista è messo di fronte alla propria vita, ai propri rimpianti e a ciò che potrebbe (o avrebbe potuto) essere.
Come Scrooge è guidato dagli spiriti del passato, del presente e del futuro, così Lovecraft in questa graphic novel è condotto per mano dalle sue creature, dai suoi ricordi, dalle sue visioni. La struttura narrativa è simile: un percorso di riflessione forzata che culmina in una consapevolezza.
Ma se Dickens porta Scrooge alla redenzione, L’ultimo giorno di Lovecraft conduce il protagonista a un’accettazione amara, inevitabile, senza alcuna catarsi. A Christmas Carol è un’opera didascalica, morale, pensata per educare e redimere. L’ultimo giorno di Lovecraft, invece, non salva nessuno: è il ritratto di un uomo che ha vissuto fuori dal tempo, incompreso e isolato, e che muore consapevole di aver lasciato un’eredità che verrà compresa solo dopo. Dove Dickens illumina, il fumetto oscura. Dove uno cerca la luce del cambiamento, l’altro accoglie l’ombra della fine come destino inevitabile.



In entrambi i casi, il soprannaturale non è solo un elemento decorativo, ma un mezzo per esplorare l’interiorità. Gli spiriti che visitano Scrooge sono strumenti di rivelazione e confronto. Le visioni di Lovecraft – che si tratti di Nyarlathotep, Cthulhu o di semplici incubi – sono specchi della sua psiche, parti dell’inconscio che emergono con violenza nel momento più vulnerabile: l’ultimo respiro. L’ultimo giorno di Lovecraft è, in fondo, un Christmas Carol lovecraftiano: un racconto di fantasmi, rimorsi e memoria, ma svuotato di speranza, permeato da una visione cosmica e terribile dell’universo.
È un fumetto che va letto con attenzione, lasciandosi trasportare in quel confine sottile tra biografia e sogno, tra letteratura e incubo.
Spazio all'autore: Da amante di Dickens, ho trovato affascinante vedere il suo impianto narrativo trasformato in un’odissea oscura: L’ultimo giorno di Lovecraft è stata per me una scoperta sorprendente. – Andrea – World Wide Nerd

