Masters of the Universe – Recensione no spoiler

Il potere di Grayskull è tornato. E questa volta, finalmente, qualcuno sembra aver capito cosa significasse davvero essere bambini davanti ai giocattoli Mattel e ai cartoni Filmation.

Ci sono film che si guardano, film che si giudicano e film che, prima ancora di iniziare, ti riportano in un punto preciso della tua infanzia. Masters of the Universe appartiene a questa terza categoria.

Da fan dei Masters, da spettatore cresciuto con quei personaggi, con quei colori, con quella mitologia semplice ma potentissima, posso dirlo senza troppi giri di parole: questo film mi è piaciuto molto. Non è soltanto un’operazione nostalgia, anche se l’effetto nostalgia c’è ed è bello forte. È un film costruito con rispetto, con cuore e con una chiara volontà di rendere omaggio a un immaginario che per molti di noi non è mai stato davvero “roba da bambini”.

È il ritorno di Eternia, di Grayskull, di He-Man, di Skeletor e di tutti quei volti che conoscevamo bene, finalmente ricreati con una cura che strizza l’occhio ai fan storici ma prova anche ad aprire una porta nuova. Anzi, più che una porta: un portale verso un possibile universo cinematografico.

E quando un film sui Masters ti fa uscire dalla sala pensando “qui ci vogliono almeno altri due capitoli”, allora qualcosa ha funzionato.

Storia

La storia viene raccontata bene. Senza spoilerare nulla, il film sceglie una struttura chiara, accessibile, ma non banale. Non cerca di reinventare tutto solo per il gusto di farlo, e questa è già una buona notizia.

La vicenda ruota attorno al destino di Adam, giovane chiamato a comprendere davvero il peso della propria identità e del potere legato alla leggendaria Spada di Grayskull. Il film accompagna lo spettatore dentro un’Eternia minacciata dalle forze oscure di Skeletor, costruendo progressivamente il conflitto tra bene e male, tra responsabilità e destino, tra ciò che Adam è e ciò che è chiamato a diventare.

È una trama che parte da coordinate classiche, quasi fiabesche, ma che funziona proprio perché non tradisce l’anima dei Masters. C’è l’eroe, c’è il villain, c’è il gruppo di alleati, c’è un mondo da difendere e c’è soprattutto quella sensazione di avventura fantasy che ha sempre reso speciale questo universo narrativo.

Il rischio, con un marchio come Masters of the Universe, era quello di prendere le distanze dal materiale originale, magari vergognandosi un po’ dei muscoli, delle spade, dei colori, dei nomi altisonanti e di quell’epica fantasy-pop che negli anni ’80 funzionava proprio perché era diretta, sincera, quasi ingenua ma tremendamente affascinante.

Qui invece si avverte la volontà di rispettare quel mondo. La trama ha ritmo, accompagna lo spettatore dentro Eternia, ricostruisce il mito senza appesantirlo e permette ai personaggi di respirare. Non siamo davanti a un film perfetto, ma siamo davanti a un film che sa cosa vuole essere.

E soprattutto sa una cosa fondamentale: Masters of the Universe non deve vergognarsi di essere Masters of the Universe.

I personaggi e il cast

Il punto forte del film è proprio la ricostruzione dei personaggi.

Adam/He-Man funziona perché riesce a mantenere quella doppia anima che i fan conoscono bene: da un lato il giovane erede, dall’altro il campione destinato a brandire la Spada del Potere. Il personaggio viene reso moderno, ma senza perdere la sua identità.

Nicholas Galitzine veste i panni di Adam/He-Man con il giusto equilibrio tra presenza fisica, ingenuità eroica e crescita del personaggio. Non era semplice rendere credibile un eroe così iconico, muscolare e quasi mitologico, senza scivolare nel ridicolo o nell’eccesso. Invece il personaggio regge, convince e porta sulle spalle il film con una buona dose di carisma.

Teela ha presenza, energia e personalità. Non è un semplice contorno, ma una figura che contribuisce davvero al passo narrativo del film. Duncan/Man-At-Arms è solido, credibile, perfettamente inserito nel contesto di Eternia. Evil-Lyn porta con sé fascino, ambiguità e quella componente oscura che serve a dare profondità al lato villain.

Camila Mendes è una Teela forte, determinata e ben inserita nella narrazione. Ha energia, ha ritmo e soprattutto non appare mai come una figura messa lì solo per accompagnare l’eroe. La sua presenza contribuisce a dare corpo al mondo di Eternia e al gruppo dei personaggi principali.

Idris Elba, nei panni di Duncan/Man-At-Arms, porta autorevolezza e quella naturale capacità di occupare la scena anche quando non ha bisogno di strafare. È uno di quegli attori che riesce a dare peso a un personaggio anche con pochi sguardi, e qui il risultato si sente.

Alison Brie funziona molto bene come Evil-Lyn, personaggio che richiede fascino, ambiguità e una certa dose di mistero. La sua interpretazione riesce a mantenere il personaggio in bilico tra fedeltà al lato oscuro e intelligenza strategica, senza trasformarlo in una semplice spalla di Skeletor.

Skeletor

Skeletor è uno di quei personaggi che possono facilmente diventare caricatura, soprattutto quando si passa dal cartone alla dimensione live action. Qui invece il lavoro è riuscito. È minaccioso, teatrale, riconoscibile, ma non ridotto a semplice maschera. Ha presenza scenica, ha cattiveria, ha quel gusto da villain classico che nei Masters è fondamentale.

Perché diciamolo: senza uno Skeletor all’altezza, He-Man perderebbe metà del suo fascino. E qui, per fortuna, Skeletor c’è. Eccome se c’è…E poi c’è Jared Leto.

Il suo Skeletor è, oscuro, esagerato quanto basta e perfettamente coerente con l’immaginario dei Masters. Il rischio era enorme: renderlo troppo serio avrebbe spento il personaggio, renderlo troppo sopra le righe lo avrebbe trasformato in una maschera vuota. Leto trova invece una via efficace, dando al villain presenza scenica e personalità. È il tipo di cattivo che vuoi vedere ancora, perché ogni volta che entra in scena porta con sé quel sapore da grande nemico fantasy che a Skeletor appartiene da sempre.

Nel complesso, gli attori sembrano credere davvero nel progetto. E questa è una cosa che si percepisce. Nessuno pare recitare “contro” il materiale originale, nessuno sembra prendere le distanze da ciò che sta interpretando. Al contrario, il cast accompagna il film nella direzione giusta: quella di un’avventura fantasy moderna, ma con il cuore ben piantato negli anni in cui bastava alzare una spada giocattolo per sentirsi il difensore di Eternia.

Regia e qualità del film

La regia è una delle sorprese più belle.

Il film è curato, visivamente ricco, con una messa in scena che cerca sempre di dare grandezza al mondo di Eternia. I personaggi non sembrano appoggiati lì per caso, ma inseriti in un universo che finalmente appare vivo, colorato, epico.

La qualità produttiva si vede. Le scene d’azione funzionano, l’estetica richiama l’immaginario classico senza sembrare una copia pigra, e il ritmo generale riesce a sostenere bene la storia.

La cosa più importante, però, è che la regia non tratta i Masters come un giocattolo da sfruttare, ma come un mito pop da rispettare. E per chi con quei giocattoli ci ha giocato davvero, questa differenza si sente tutta. Certo rispetto ai giocattoli forse il film costa un po di più, si parla di 200 milioni di dollari.

Musiche

Il comparto sonoro accompagna bene l’avventura.

Le musiche sostengono l’epica, spingono nei momenti giusti e aiutano a costruire quel senso di meraviglia che un film sui Masters deve necessariamente avere. Non basta vedere Eternia: bisogna sentirla.

Non siamo davanti a una colonna sonora che vuole rubare la scena, ma a un lavoro funzionale, solido, capace di accompagnare l’azione e i passaggi più emozionali senza risultare invadente.

E nei momenti più nostalgici, quando l’occhio riconosce qualcosa che arriva direttamente dalla memoria, anche l’audio fa la sua parte. Perché il potere non è solo nella spada. A volte è anche in una nota messa al posto giusto.

Easter eggs e richiami al cartone Filmation

Qui il fan storico si diverte.

Il film è pieno di richiami, dettagli, piccoli omaggi e scelte visive che parlano direttamente a chi conosce il cartone Filmation e il mondo dei giocattoli. Non vengono buttati lì solo per dire “guardate, ci siamo ricordati di voi”. Sono inseriti con affetto, con rispetto, e spesso con la giusta misura.

Ho rivisto personaggi, suggestioni e atmosfere che mi hanno riportato a quei pomeriggi davanti alla TV, quando Eternia sembrava un luogo lontanissimo e al tempo stesso familiare.

L’effetto nostalgia è forte, inutile negarlo. Ma non è nostalgia sterile. È nostalgia usata come base per costruire qualcosa di nuovo. Il film guarda al passato, ma non resta bloccato nel passato.

E attenzione: non alzatevi subito dalla poltrona. Ci sono tre scene post credit. Tre. Quindi restate seduti, anche se le luci si accendono e qualcuno in sala vi guarda come se foste gli ultimi difensori di Grayskull. In fondo, lo siete.

Spazio all’autore: Sono un fan dei Masters. Lo ero da bambino e, evidentemente, lo sono ancora oggi. Questo film mi ha restituito qualcosa che aspettavo da tempo: la sensazione di rivedere sul grande schermo personaggi che conoscevo, amavo e che finalmente vengono trattati con il rispetto che meritano. Sono andato al cinema con la camicia rosa come il Principe Adam. Non aggiungo altro. Anzi sì: appena uscirà l’edizione 4K sarà mia. Senza se, senza ma, senza bisogno dell’intervento di Orko. Masters of the Universe è un film ben fatto, diretto bene, con una storia raccontata in modo chiaro e personaggi ricreati con cura. Non è soltanto un omaggio al passato, ma anche un possibile inizio. Se questa è la base, una trilogia o un universo cinematografico dei Masters non è più soltanto un sogno da scaffale anni ’80. E posso dirlo senza riserve: questo film mi ha fatto sentire di nuovo quel bambino. Non una volta. Più volte. Con quella camicia rosa addosso e mi sono seduto in sala sapendo già cosa speravo di trovare, e l'ho trovato. Per il potere di Grayskull, promosso. Riccardo – Ruta Ruta

8.5
von 10
2026-06-06T10:39:07+00:00