Grazie a Warner Bros Italia abbiamo avuto la possibilità di vedere, in anteprima, Mortal Kombat II, sequel del film del 2021 tratto dalla celebre saga di videogame.
Di seguito la recensione, senza spoiler, della pellicola in uscita nelle sale italiane il 6 Maggio 2026.
Finalmente il torneo, ma i problemi restano
Partiamo subito dalla buona notizia: Mortal Kombat II è un passo avanti rispetto al precedente. Il torneo tanto atteso dai fan c’è, i personaggi iconici anche, le fatality sono più riuscite e il film abbraccia finalmente con più convinzione il DNA camp e fracassone della saga. Detto questo, chi sperava in un salto di qualità netto rimarrà probabilmente a metà tra la soddisfazione e la frustrazione, perché i problemi strutturali del primo capitolo non sono stati risolti, solo parzialmente attenuati.
Stessa regia, stessa mano
Torna alla regia Simon McQuoid, già al timone del primo film, e si vede. Lo stile è il medesimo: azione spettacolare nei momenti clou, buona gestione degli ambienti e dei combattimenti principali, ma anche le stesse debolezze nella gestione del ritmo narrativo e nei momenti di raccordo tra un’azione e l’altra. La regia funziona quando ha materiale con cui lavorare — e in questo capitolo il materiale è decisamente migliore — ma resta un lavoro di mestiere più che di visione, incapace di imprimere un’identità forte all’operazione.
La sceneggiatura: meglio, ma non abbastanza
La scrittura di Jeremy Slater (The Umbrella Academy, Godzilla x Kong) fa quello che ci si aspettava: strutturare finalmente un torneo riconoscibile, con scenari iconici, costumi fedeli ai giochi e una buona dose di riferimenti per i fan. Il problema è che il racconto resta fin troppo semplice e prevedibile, con personaggi che esistono perlopiù per giustificare il prossimo scontro. Alcune sottotrame vengono aperte e chiuse con una fretta sospetta, e l’equilibrio tra fan-service e narrazione autentica pende troppo spesso verso il primo, a discapito del secondo.
Karl Urban salva il film
Se c’è un motivo per andare al cinema a vedere questo film, si chiama Karl Urban. Il suo Johnny Cage è esattamente quello che ci voleva: sopra le righe, divertente, carismatico, un omaggio vivo e godibilissimo alle star d’azione degli anni ’90. Urban si diverte visibilmente e trascina lo spettatore con sé, regalando al film l’energia e il ritmo che il resto del cast fatica a trasmettere. In un film che a volte sembra prendere tutto troppo sul serio, Cage è l’ancora comica e spettacolare che tiene tutto in piedi nei momenti di calo. Al suo fianco, Adeline Rudolph convince come Kitana, personaggio che guadagna spazio e carattere rispetto al capitolo precedente.

Fatality e combattimenti: il vero motore
Va detto che, sul piano puramente visivo e action, il film funziona meglio del predecessore. I combattimenti sono più elaborati, le fatality più creative e fedeli ai videogiochi, e il film non si vergogna della propria natura splatter e sopra le righe. Chi cerca questo, lo trova. Il problema è che tutto il resto — storia, personaggi secondari, sviluppo emotivo — resta abbastanza sottotono da rendere ogni pausa tra un combattimento e l’altro un momento in cui si sente il peso della sceneggiatura.
Considerazioni finali
Funziona il già citato Karl Urban, che con il suo Johnny Cage si prende il film sulle spalle e lo trascina nei momenti migliori, e il tono generale, finalmente più consapevole di cosa vuole essere, con un torneo vero, costumi iconici e fatality soddisfacenti. Al contrario, la sceneggiatura resta il tallone d’Achille dell’operazione, con una struttura narrativa semplice al limite della banalità e personaggi secondari che esistono solo per combattere. McQuoid conferma di essere un regista capace ma non visionario, e il film ne porta i segni.
Spazio all’autore: Mortal Kombat II è un sequel che fa quello che deve fare, senza infamia e senza gloria. È meglio del primo, e questo va riconosciuto, ma la sensazione che rimane è quella di un'occasione non del tutto colta. Karl Urban è stato una rivelazione — ogni scena con lui funziona, e mi sono trovato a sperare che avesse ancora più spazio. Il resto del cast fa il compitino, e la storia esiste solo come pretesto per portarci da un combattimento all'altro. Per i fan della saga, è un buon pomeriggio al cinema. Per tutti gli altri, dipende molto da quanto si è disposti a sopportare una sceneggiatura che non spicca. – Mattia – Fidia Nerd

