Il primo luglio 2026 Sony ha pubblicato sul PlayStation Blog un annuncio che segna la fine di un’era iniziata nel 1994: dal gennaio 2028 i nuovi giochi PlayStation non usciranno più su disco fisico. La motivazione ufficiale parla di “una direzione naturale per adattarsi alle tendenze dei consumatori”, perché — dicono — la preferenza per il digitale ormai supera nettamente quella per il fisico. Numeri alla mano, non hanno tutti i torti: Ma il modo in cui viene presentata questa transizione, come un’evoluzione naturale e indolore, nasconde quello che sta realmente succedendo sotto la superficie.
Perché con la fine del disco finisce anche il mercato dell’usato. Finisce la possibilità di prestare un gioco a un amico. Finisce quella sensazione, per chi è cresciuto con uno scaffale pieno di custodie, di possedere davvero qualcosa. E la tempistica non è casuale: l’annuncio arriva a pochissimi giorni dai preordini di GTA 6, che uscirà senza edizione fisica, con Rockstar che venderà solo scatole contenenti un codice di download. Non è una coincidenza, è un segnale che tutta l’industria si sta muovendo nella stessa direzione, e Sony ha scelto di guidare il cambiamento invece che subirlo.
Il vero colpo per i fan di PlayStation è il contrasto con il passato: quando Sony lanciò la PS4 costruì la sua immagine proprio sull’opposizione alle restrizioni digitali di Microsoft, con un video virale che celebrava la libertà di condividere i giochi fisici. Oggi quel messaggio torna come un boomerang, perché Sony sta facendo esattamente ciò che allora criticava, spingendo verso la fine del disco fisico.
La causa di fondo è la mancanza di paura. Durante la generazione PS3, la forte concorrenza di Xbox 360 costrinse Sony a correggere gli errori, abbassare i prezzi, investire nel network e ascoltare i giocatori, portando poi alla riuscita PS4. Con la PS5 invece Xbox ha smesso di essere una minaccia concreta sul fronte hardware, concentrandosi su Game Pass e multipiattaforma. Senza rivali che la spaventino, Sony ha perso l’incentivo a meritarsi la fiducia del pubblico e ha iniziato a prendersi più libertà.
Ne sono la prova i continui aumenti di prezzo durante tutta la generazione PS5, giustificati di volta in volta con inflazione, costi dei componenti o altro, senza un reale aumento di valore. Ancora più emblematico è il disastro dei live service: Sony ha investito enormi risorse inseguendo il modello Fortnite, ma ha collezionato fallimenti clamorosi come Concord (chiuso dopo appena due settimane) e numerose cancellazioni, bruciando soldi che potevano essere destinati ai single player.
A questo si aggiunge il problema della proprietà digitale: Sony ha già rimosso film e serie TV acquistati dagli utenti senza rimborso per la scadenza di licenze, mostrando chiaramente che in un futuro senza dischi fisici i giochi diventeranno semplici licenze revocabili.
In sintesi, tutti questi episodi tra rincari, live service fallimentari, contenuti digitali cancellati e fine del supporto fisico, raccontano la storia di un’azienda che non ha più timore di perdere i clienti. E finché non tornerà una concorrenza forte a farle paura, difficilmente cambierà atteggiamento.

