Preacher: Orgoglio Americano – Recensione (DC Pocket Vol.2)

Con il secondo volume della collana DC Pocket dedicata a Preacher, intitolato “Orgoglio Americano” (che contiene i numeri dal 13 al 26 della serie originale) Garth Ennis conferma e amplifica tutto ciò che aveva seminato nel volume d’esordio. Questo numero raccoglie in realtà due archi narrativi distinti: Hunters (dal 13 al 17) e Proud Americans (dal 18 al 26), ciascuno con la propria identità ben distinta e il proprio ritmo, ma entrambi molto funzionali all’introduzione di quello che sarà l’antagonista principale per gran parte della serie.

Il primo arco narrativo si apre con Jesse e Tulip che si dirigono a San Francisco per ricongiungersi con Cassidy. Il vampiro chiede l’aiuto di Jesse per vendicare la morte della sua ragazza, uccisa da un’overdose di eroina, il che li porta a imbattersi in un “santone” di nome Gesù De Sade (signore del cosiddetto “Popolo di Gomorra”) nel mezzo di una delle feste più depravate immaginabili.
È in questo contesto caotico che entra in scena per la prima volta il Graal: un’antica e potentissima cospirazione religiosa dedita a preservare il sangue di Cristo in vista della Seconda Venuta, personificata da un abile e spietato militare tedesco noto come Herr Starr. Quest’ultimo, a dirla tutta, persegue a sua volta (in segreto) un piano per sostituire il discendente di Gesù proprio con Jesse come nuovo messia per l’Armageddon. La situazione ovviamente precipita quando Cassidy, spacciandosi per Jesse al fine di salvare la vita di Tulip, viene catturato da Starr e sequestrato.

Col capitolo 18 si apre Proud Americans, il cuore del volume. L’arco prende il via con un one-shot in cui Jesse incontra Bill Baker, il migliore amico di suo padre dal Vietnam: Bill racconta a Jesse come il padre abbia ricevuto il celebre accendino con scritto “F*** Communism” direttamente da John Wayne, in una sequenza che contrappone il mito dell’America e la brutalità reale della guerra. Una vera chicca.
A seguire Jesse e Tulip partono per la Francia: Cassidy, scambiato erroneamente per il predicatore, viene portato nella fortezza segreta del Graal chiamata Masada, ma la sua copertura salta quando si rivela incapace di usare la Parola di Dio. Viene quindi imprigionato e torturato da un mafioso pazzo e sadico di nome Frankie l’Eunuco.
Jesse, intenzionato a salvare l’amico, si infiltra da solo nella fortezza e lì incontra l’angelo che ha generato la Genesi, giungendo alla realizzazione che Dio ha abbandonato il suo trono per paura della Genesi stessa.

Nel frattempo il Santo degli Assassini raggiunge Masada in cerca di vendetta, ma accetta di risparmiare Jesse in cambio di una “rivelazione”. Herr Starr, con la sua cospirazione interna al Graal ormai scoperta, scatena il suo colpo di stato contro il leader D’Aronique, provocando la totale distruzione di Masada e di gran parte della fanteria del Graal.
Al ritorno negli Stati Uniti, il volume si chiude con Cassidy che ripaga Jesse raccontandogli la sua storia: come combatté nell’insurrezione irlandese del 1916, come fu trasformato in vampiro da una strega di palude fuori Dublino, e come iniziò il suo lungo amore con la stupenda città di New York. Ed è qui che si conclude il secondo volume di Preacher.

Ennis dimostra una padronanza narrativa superiore già rispetto al primo volume: il ritmo è più controllato, ragionato. Ciò che rende l’arco centrale particolarmente riuscito è la chiarezza con cui viene presentata la struttura del Graal come cospirazione dentro la cospirazione: incontriamo Herr Starr e scopriamo subito che sta tramando un piano segreto ancora prima di capire pienamente quale sia il piano ufficiale dell’organizzazione. È un meccanismo narrativo tipico degli anni Novanta, ma invecchiato sorprendentemente bene.

I dialoghi rimangono uno dei punti di forza assoluti: feroci, vivaci, capaci di passare in pochi balloon dal cinismo più cupo alla commedia situazionale.
Vedere poi come Jesse tratta Tulip, lasciata in hotel mentre affronta da solo i nemici, è ad esempio volutamente problematico. Insoluto, proprio come voluto da Ennis stesso.

Steve Dillon conferma poi il proprio stile inconfondibile: linee pulite, espressioni facciali di grande efficacia, una gestione della violenza grafica che non indugia nel grottesco fine a sé stesso ma mantiene sempre una funzione narrativa.
La distruzione di Masada e la sequenza del Santo degli Assassini che si fa strada tra le fila del Graal sono tra le sue tavole più spettacolari, c’è poco da aggiungere.

Il momento più alto del volume è quasi certamente l’origin story di Cassidy che chiude il tutto: malinconica, sorprendentemente tenera, capace di rendere tridimensionale un personaggio che rischiava di restare bloccato nel cliché del vampiro spaccone.
Ma anche l’introduzione di Herr Starr è altrettanto riuscita: il suo pragmatismo grottesco e la sua crescente follia lo rendono uno degli antagonisti più memorabili del fumetto americano moderno.

“Orgoglio Americano” è il volume in cui Preacher smette di essere una promessa e diventa una certezza. Ennis piazza le pedine fondamentali della saga: il Graal, Herr Starr, la natura della scelta di Dio. E lo fa con una sicurezza narrativa notevole. La chiusura poi è fatta con uno dei flashback più riusciti dell’intera serie.

Continuiamo a dirlo: non è lettura per tutti, né vuole esserlo, ma per chi sa apprezzarne il registro rappresenta uno degli esempi più coraggiosi di fumetto d’autore dell’intera scuderia Vertigo.

Spazio all'autore: Sempre più un Capolavoro, con la "C" maiuscola. Poco da aggiungere. Francesco – Ravafra

8.5
von 10
2026-04-15T16:00:00+00:00