Giulia Spagnulo, in arte Zuzu, ritorna in libreria con Ragazzo, dopo essersi fatta conoscere al pubblico con la sua opera di esordio Cheese. Continua così ad approfondire le sfumature della psiche adolescenziale, attraverso storie intime e di formazioni, indagando dall’interno i propri personaggi. Attraverso il passaggio verso l’età adulta, ancora un muro insormontabile a causa delle difficoltà emotive e relazionali ed il fragile e delicato rapporto che si ha con il proprio corpo, sia femminile che maschile.
“Ho scritto questo libro nel tentativo disperato di dare ai suoi personaggi quello che volevano. Li ho visti struggersi e mi commuovevo, volevo farli felici, dargli un motivo per restare e non sparire. Ma il desiderio non è fatto per essere appagato, è questo il senso dei fuochi d’artificio e delle farfalle nello stomaco. È questo il motivo per cui amavo così tanto andare a scuola con le maniche corte e sentire il banco freddo sotto le braccia: un perpetuo sognare qualcosa che non c’è. E quanto cazzo è stato bello raccontare tutto questo”.
– Zuzu
Zuzu sa raccontare storie, l’ha già dimostrato e lo fa anche attraverso Ragazzo. Dà voce ai suoi personaggi, che siamo noi tutti, testimoni di una quotidianità che ci circonda ogni giorno. Cui siamo più o meno vicini, anche se, quando non ci riguarda, non ci facciamo caso, o siamo solo in grado di giudicare.
“Andrea, quello strano di 3ª C, è scomparso. È uscito di casa un pomeriggio, senza cellulare e documenti, e di lui si sono perse le tracce. Intorno a questa assenza girano le storie di “Ragazzo”. Francesco e Alice frequentano la stessa scuola. Si sono innamorati scambiandosi le cuffiette sotto il banco, durante la ricreazione. Lo conoscevano poco ma continuano a chiedersi che fine abbia fatto. C’è Rita, la madre di Andrea. Qualcuno dice che è pazza ma forse non è altro che fatica, la sua, per quel figlio tirato su da sola. E ci sono Giovanni e Rosa, i genitori di Francesco. Nella crepa generata da quella sparizione riaffiorano schegge della loro giovinezza. Mentre le ricerche proseguono incessanti, le tensioni affiorano per poi sciogliersi improvvisamente. Un respiro profondo di calma nelle loro esistenze in cammino.”
– Trama dell’editore

La fragilità della normalità
Una storia che colpisce e che ti prende appieno, anche se nel finale si lascia andare un po’ troppo, diventando più dispersivo, vago e con una conclusione che lascia in parte all’interpretazione del lettore.
Zuzu mette su carta la vita adolescenziale, i propri vizi, i propri demoni interiori, le relazioni famigliari. Trito e ritrito? Certo, è un argomento che non è mai nuovo, ma di cui non è mai troppo parlarne e lo fa con naturalezza, che fa sempre bene darne voce.
A partire dai problemi sulla sessualità, qui dal punto di vista maschile, spesso sottovalutata, nella difficoltà di avere un rapporto con la persona che ami e col senso di colpa enorme di non poterle dare quello che vuole. “Va tutto bene”, ma per te non lo è per nulla. Il peso dei genitori, ma che nel momento in cui tutto va a rotoli, si dimenticano dei problemi che causi e ti stanno accanto. E la ricerca. La ricerca di chi scompare, fugge di casa e l’unione di una comunità per ritrovare quel ragazzo scomparso. E poi tutte le relazioni, segreti, momenti di vita che vengono a galla mano a mano.
“Luigi, tu hai bisogno di ricordi nuovi.
Quando si ripete troppe volte la stessa storia è grave.
Non lo dico così per dire. Dovremmo fare qualcosa.
Qualcosa da ricordare.”
Spazio all'autore: Dopo Cheese è la volta del nuovo lavoro di Zuzu, Ragazzo. Devo ammettere che questa autrice mi piace per come sa raccontare e per il suo particolare stile nel mettere su pagina la propria storia. Beh, due su due, direi che per me è promossa e consigliata. – Davide – Riccidanerd

