Star Fox – Recensione

Fox McCloud torna in pista: fate un barrel roll, ma con stile

Ci sono frasi che appartengono alla storia dei videogiochi. “It’s dangerous to go alone”, “Finish him”, “Snake? Snake?!”, e naturalmente: “Do a barrel roll!”.

Star Fox è questo: una piccola capsula del tempo Nintendo, un pezzo di storia fatto di navicelle, animali antropomorfi, combattimenti spaziali e quella meravigliosa sensazione da sala giochi casalinga che negli anni ’90 sapeva trasformare il salotto in una galassia da salvare.

Con il nuovo Star Fox per Nintendo Switch 2, Nintendo decide di riportare Fox McCloud, Falco, Peppy e Slippy dentro l’abitacolo dell’Arwing, riprendendo il cuore di Star Fox 64, conosciuto da noi anche come Lylat Wars, e rimettendolo in scena con una veste moderna, più cinematografica e decisamente più spettacolare.

La domanda, però, è semplice: questo ritorno serve davvero?
La risposta è altrettanto semplice: sì, ma con qualche limite.

La trama: il sistema Lylat ha ancora bisogno di Fox

La storia è quella classica, quasi mitologica per chi conosce la saga. Il malvagio Andross minaccia il sistema Lylat e il team Star Fox viene chiamato a intervenire. Fox McCloud guida la squadra insieme agli immancabili Falco Lombardi, Peppy Hare e Slippy Toad, in una missione che attraversa pianeti, basi nemiche, asteroidi, oceani e battaglie spaziali.

Non siamo davanti a una trama complessa, né a un racconto stratificato come quelli che oggi il mercato ci propone tra open world, drammi familiari e personaggi che parlano per venti minuti davanti a una porta chiusa. Star Fox ha un’anima più semplice, più diretta, più arcade.

C’è il bene.
C’è il male.
C’è una volpe dentro una navicella.
E sinceramente, a volte basta questo.

La nuova versione prova però a dare più respiro alla narrazione. I dialoghi sono più presenti, le cutscene sono più curate e il rapporto tra i membri del team emerge con maggiore personalità. Falco resta il solito spaccone, Peppy il veterano che ti ricorda cosa fare anche quando tu lo sai già, Slippy continua a essere Slippy, cioè quel compagno che vuoi bene ma ogni tanto salveresti solo per senso del dovere morale.

Fox, invece, guadagna un po’ più di spessore. Non diventa improvvisamente un protagonista tormentato da romanzo russo, ma funziona bene come leader giovane, determinato e legato all’eredità del padre James McCloud.

Gameplay: arcade puro, ma ripulito per il 2026

Star Fox resta uno sparatutto su binari con sezioni in all-range mode. Si vola, si spara, si evita il fuoco nemico, si aiutano i compagni, si affrontano boss e si cercano percorsi alternativi.

La struttura è volutamente classica. Ogni missione è breve, intensa e pensata per essere rigiocata. Non è un’avventura da trenta ore, non è un gioco da completare seguendo una mappa piena di icone, non è un titolo che vuole spiegarti il proprio universo con tre enciclopedie interne. Star Fox entra, colpisce, esplode e ti invita a ripartire.

Il combat system funziona ancora. L’Arwing risponde bene, le manovre evasive sono intuitive, il lock-on è soddisfacente e il ritmo degli scontri resta uno dei punti forti. Quando il gioco ingrana, soprattutto nelle battaglie più affollate, si ritrova quella sensazione da “pilota spaziale della domenica” che ha reso celebre la serie.

Le sezioni all-range aggiungono varietà, soprattutto negli scontri contro boss e rivali. Girare intorno al nemico, cercare l’angolo giusto, evitare missili e laser, gestire lo spazio tridimensionale: sono momenti in cui Star Fox dimostra ancora di avere una formula precisa e riconoscibile.

Il problema, semmai, è che questa formula resta molto fedele al passato. Chi si aspetta una rivoluzione potrebbe restare deluso. Star Fox non diventa un action moderno, non si trasforma in un open world spaziale e non prova a fare il No Man’s Sky con le orecchie da volpe. È Star Fox. Più bello, più fluido, più spettacolare, ma sempre Star Fox.

E questo può essere un pregio o un limite, a seconda di cosa cercate.

Controlli e feeling di volo

Su Switch 2 il feeling generale è molto buono. I comandi sono più moderni e precisi rispetto al passato, l’azione è leggibile e le manovre risultano naturali dopo pochi minuti.

L’Arwing ha finalmente un peso più convincente. Non è una simulazione, ovviamente, ma nemmeno una navicella di cartone lanciata in un corridoio. Si percepisce meglio la velocità, si leggono meglio le distanze e l’impatto dei colpi è più soddisfacente.

Il gioco riesce a mantenere quella semplicità immediata tipica Nintendo: chiunque può prendere il pad e iniziare a giocare. Tuttavia, per ottenere medaglie, trovare percorsi alternativi e migliorare le prestazioni, serve attenzione. Star Fox è facile da capire, ma non sempre banale da padroneggiare.

Il vero cuore resta la rigiocabilità. Non si gioca una sola volta per vedere i titoli di coda. Si rigioca per migliorare, per scoprire nuove rotte, per salvare meglio i compagni, per capire come arrivare al percorso più difficile e per dimostrare a sé stessi che sì, quel boss poteva essere eliminato con molta più eleganza.

Grafica: il sistema Lylat non è mai stato così bello

La parte visiva è sicuramente uno degli aspetti più riusciti di questa nuova versione. Nintendo ha ricostruito Star Fox con una veste moderna, luminosa e cinematografica, ma senza tradire l’identità originale.

I personaggi mantengono quel fascino da pupazzi animati, quasi teatrali, che appartiene alla saga fin dagli anni ’90. Non sono iperrealistici, e per fortuna. Fox e compagni non devono sembrare usciti da un documentario naturalistico con tute spaziali. Devono sembrare Star Fox.

Le ambientazioni sono molto più ricche: Corneria, lo spazio profondo, le basi nemiche, gli asteroidi e le sezioni più spettacolari beneficiano della potenza di Switch 2. Le esplosioni sono convincenti, gli effetti particellari danno energia agli scontri e il colpo d’occhio generale è davvero piacevole.

Il gioco fa quello che un remake dovrebbe fare: prende ciò che ricordavamo con affetto e lo mostra come forse lo immaginavamo da piccoli. Perché diciamolo: nella nostra memoria Star Fox 64 era già così. Poi lo rivedi oggi e scopri che la nostalgia, come certi testimoni in udienza, tende a ricostruire i fatti con una certa creatività.

Qui invece il sogno regge. E regge bene.

Musica e sonoro

La colonna sonora orchestrale dà al gioco una marcia in più. I temi storici acquistano potenza, le battaglie sembrano più epiche e l’atmosfera da space opera Nintendo funziona meglio che mai.

Star Fox non ha mai avuto la solennità musicale di Zelda o l’impatto melodico di Mario, ma possiede un’identità sonora precisa: militare, avventurosa, spaziale, con quel gusto da film di fantascienza anni ’80 e ’90. In questa nuova versione tutto suona più grande, più pieno e più cinematografico.

Anche il doppiaggio aiuta. I dialoghi tra i compagni sono fondamentali per creare ritmo e personalità. Sentire Falco provocare, Peppy consigliare e Slippy chiedere aiuto fa parte dell’esperienza. Certo, a volte alcune frasi restano volutamente sopra le righe, ma Star Fox vive anche di questo.

È una serie che ha sempre avuto un piede nell’epica spaziale e l’altro nel sabato mattina dei cartoni animati. E va bene così.

Struttura, durata e rigiocabilità

Il punto più delicato è la durata. Star Fox è breve. Molto breve, se lo si affronta come una campagna lineare da completare una sola volta.

Ma sarebbe anche il modo sbagliato di giocarlo.

La struttura è arcade: percorsi multipli, obiettivi secondari, medaglie, punteggi, missioni alternative, performance da migliorare. È un gioco pensato per essere ripreso, rifatto, studiato e completato meglio. Il problema è che nel 2026 non tutti i giocatori hanno ancora questa mentalità.

Oggi siamo abituati a misurare il valore di un gioco anche in ore, contenuti, mappe, stagioni, aggiornamenti e liste infinite di attività. Star Fox invece arriva da un’altra epoca: quella in cui un gioco poteva durare poco, ma essere rigiocato per mesi.

La nuova versione prova ad aggiungere modalità extra, sfide e contenuti per allungare l’esperienza, ma il DNA resta quello. Chi ama l’arcade lo capirà subito. Chi cerca una campagna lunga e narrativa potrebbe percepirlo come troppo essenziale.

Cosa funziona

Funziona il ritorno di Fox. Funziona la grafica. Funziona il ritmo. Funzionano le battaglie spaziali, la colonna sonora e il piacere di pilotare l’Arwing.

La cosa più bella è che Star Fox riesce ancora ad avere una sua identità. In un mercato pieno di giochi enormi, rumorosi e spesso simili tra loro, questo remake ricorda che anche un’esperienza più breve, compatta e arcade può avere un valore enorme.

Nintendo ha scelto di non snaturare la serie. Ha lucidato, ampliato e reso più moderno il pacchetto, ma senza trasformarlo in qualcosa che non è. E questa è una scelta coraggiosa, perché oggi il rischio di voler “modernizzare” tutto fino a perdere l’anima è sempre dietro l’angolo.

Star Fox invece resta fedele a sé stesso. Una volpe, una squadra, una navicella e un sistema stellare da salvare.

Cosa convince meno

La fedeltà al passato è anche il suo limite. Alcune missioni mostrano ancora una struttura molto classica. Alcuni boss non sono particolarmente complessi. La campagna, se affrontata senza interesse per percorsi alternativi e punteggi, può sembrare troppo breve.

Inoltre, chi sperava in un vero nuovo capitolo della saga potrebbe percepire questo progetto come un passo intermedio. Bello, curato, piacevole, ma comunque legato a una storia che Nintendo ha già raccontato più volte.

La domanda resta: dopo questo remake, Nintendo avrà il coraggio di portare Star Fox davvero avanti?
Perché Fox McCloud merita di volare ancora, ma prima o poi dovrà smettere di rifare sempre la stessa rotta verso Venom.

Spazio all’autore: Io con Star Fox ho un rapporto particolare. Da nintendaro, da giocatore cresciuto tra cartucce, poligoni spigolosi e sogni spaziali, questa saga rappresenta una parte molto precisa della storia Nintendo. Star Fox non è mai stato Mario. Non è mai stato Zelda. Non è mai stato Metroid. È sempre stato qualcosa di diverso: più arcade, più immediato, più breve, ma anche incredibilmente iconico. Fox McCloud è uno di quei personaggi che magari Nintendo ha lasciato troppo spesso in panchina, ma che appena torna in campo ti ricorda perché lo volevi rivedere. Ha stile, ha carisma, ha una squadra riconoscibile e ha un universo che meriterebbe molto più spazio. Giocare questo Star Fox su Switch 2 mi ha dato quella sensazione strana e bellissima del “lo ricordavo proprio così”, anche se naturalmente non era vero. La memoria dei videogiocatori è una console potentissima: migliora le texture, aumenta il frame rate e cancella i difetti senza chiedere permesso. Questo remake fa una cosa intelligente: non distrugge quel ricordo, lo accompagna. Lo prende per mano e gli dice: “ok, ora proviamo a mostrarti Star Fox come lo avevi immaginato”. E funziona. Avrei voluto più coraggio? Sì. Avrei voluto una campagna più lunga? Sì. Avrei voluto un nuovo capitolo completamente inedito? Assolutamente sì. Però, mentre volavo tra laser, asteroidi e battute di Falco, mi sono divertito. E alla fine è questo che conta. Star Fox torna, fa il suo dovere, ci regala una bella corsa nello spazio e ci ricorda che Nintendo, quando decide di rispolverare bene i suoi classici, sa ancora colpire nel punto giusto. Riccardo – Ruta Ruta

8
von 10
2026-07-24T16:00:00+00:00

Postilla consigliato ai fan storici, ai nostalgici Nintendo e a chi vuole vivere uno sparatutto spaziale immediato, elegante e pieno di personalità. Ora però, cara Nintendo, il barrel roll lo abbiamo fatto. Il prossimo passo è far volare Fox verso una vera nuova avventura.