Teenage Mutant Ninja Turtles: L’Ultimo Ronin – Recensione

Non servono giri di parole: L’Ultimo Ronin è un fumetto delle Tartarughe Ninja incredibile, e più vai avanti più ti rendi conto che non è solo una storia alternativa… è il “destino mancato” delle Tartarughe.

Dimentichiamo le pizze, gli skateboard e le battutine tipiche del cartone animato: qui si respira un futuro grigio e soffocante, dove New York non è più una città ma la fortezza di un tiranno, un’arena verticale piena di droni, pattuglie, con strade che sembrano ferite aperte.
In mezzo a tutto questo, una sola Tartaruga è ancora in piedi. E sì, ormai è risaputo: Michelangelo, il più spensierato, diventa il più tragico.

E già questo fa un certo effetto. Da quattro che erano, solo un ninja è sopravvissuto.

La premessa nasce da un’idea dei creatori originali, Kevin Eastman e Peter Laird, concepita negli anni ’80 ma rimasta nel cassetto. E si sente: c’è un sapore da “storia definitiva”, con quella concretezza un po’ ruvida delle loro prime opere indipendenti.
Non è un what-if, non è un reboot: è una chiusura del cerchio, raccontata con la malinconia di chi sta mettendo un punto a un mito che li accompagna da una vita.

Michelangelo è uno dei punti più riusciti dell’opera. Non è un eroe classico: è stanco, ferito, e soprattutto arrabbiato. Non con il mondo, ma con sé stesso. Porta addosso il peso di tutto: della disfatta dei fratelli, di Splinter, della sconfitta, delle decisioni sbagliate.

Il fumetto non te lo urla in faccia, te lo lascia intuire in ogni tavola, in ogni linea del suo volto. È quasi un samurai alla fine del viaggio, che combatte più contro la propria memoria che contro i vari antagonisti incontrati nel corso dell’opera.

La cosa sorprendente è come L’Ultimo Ronin riesca a prendersi sul serio senza snaturare l’identità delle TMNT. Questo è molto importante.

I flashback sono gestiti benissimo: brevi, purtroppo dolorosi, ma pieni di vita. Ti mostrano i quattro fratelli com’erano, ti ricordano perché funzionavano, e allo stesso tempo ti fanno capire quanto è grande il vuoto che hanno lasciato. È un equilibrio delicato tra nostalgia e colpa, tra azione e lutto.

E in mezzo a tutta questa oscurità… ogni tanto una battuta, un gesto, un ricordo ti strappa un mezzo sorriso.

È lì che capisci che la storia non sta tradendo nulla: anzi, sta onorando il passato, ciò che è stato.

Sul piano grafico la serie è incredibile. Non uniforme (diversi artisti si alternano) ma sempre coerente con quel tono “sporco”, consumato, da futuro che non si è mai ripreso.
Ogni tavola sembra vivere in una luce inquinata, soffusa, come se la città stessa fosse in lutto.

E quando arrivano le scene d’azione, il dinamismo è brutale, fisico, quasi doloroso da guardare.

È il tipo di racconto che sogni di vedere animato con totale libertà visiva, con un’anima molto cupa.

A livello narrativo, il ritmo è affilato. Forse anche troppo: soprattutto nel finale, dove alcuni momenti avrebbero meritato più respiro, più spazio per sedimentare.
Non parliamo di buchi, ma di “occasioni mancate”.
Tuttavia la conclusione funziona: è coerente, è emotivamente giusta, e soprattutto è onesta. Non ti coccola. Non baratta la tragedia con la speranza facile.

Quando chiudi l’albo, rimani fermo qualche secondo. Non tanto per la sorpresa, ma per la sensazione di aver assistito a qualcosa di inevitabile.

Cosa importante: è una storia che funziona anche per chi non è cresciuto con le Tartarughe Ninja. Ti basta sapere in due righe chi erano, e il resto te lo racconta la storia stessa.

Non è solo una storia di vendetta. Non è solo un futuro distopico: è una meditazione sulla famiglia, sull’eredità, sul fallimento, e su cosa rimane di noi quando tutto il resto è crollato.

In definitiva, è un colpo al cuore per i fan, e una lettura sorprendentemente intensa per chi vuole un fumetto d’azione con qualcosa da dire. Non perfetto, certo. Ma coraggioso. Sincero.
E soprattutto: profondamente TMNT.

Spazio all'autore: Un "addio" che sembra inevitabile, ma che è in realtà una gigantesca lettera d’amore. Non solo ai personaggi, ma a tutto ciò che hanno rappresentato per quarant’anni. Un must have, lo dico a gran voce: soprattutto per tutti quei "figli degli anni '90" come me. Francesco – Ravafra

9.5
von 10
2026-01-19T17:00:00+00:00