The Legend of Zelda

Zelda e Link hanno accompagnato il mondo dei videogame per più di 4 lustri e ancora lo faranno in futuro. Ripercorriamo le storie dei primi 10 episodi.

Il nome Zelda non può che riecheggiare due cose, la prima è la figlia del celebre attore Robin Williams (1951-2014), e la seconda il cane di Seth Roger. Ma la leggenda di Zelda è tutt’altra cosa. Una bellissima principessa da sola conta poco ma se nintendo nel 1986 avesse intitolato uno dei suoi più grandi successi “The legend of Link” oggi non saremmo qui a parlarne.

E bene dopo 20 giochi, tutti degni di nota, la saga di Zelda e Link nel mondo della Triforza tra le terre di Hyrule non si è ancora conclusa.

Cosa?

Per evitare di perdere pezzi per strada volgeremo la nostra attenzione ai primi dieci giochi. Dall’86 al 2002 di avventure Link ne ha vissute tante. Alcune di loro sono semplicemente memorabili, altre fantastiche, ma una in particolare è eccezionale. Stiamo parlando di Ocarina of time, uno dei videogiochi più apprezzati al mondo di sempre. E giusto per dirla tutta, ai recentissimi Game Awards 2022, il nuovo capitolo di Nintendo è stato insignito del titolo di gioco più atteso del 2023.

Ma avanziamo pian piano.

Il Primo Zelda

La legenda ha inizio.

Chi non ha mai sognato di vivere epiche avventure tra spade e magie? Da bambini un po tutti, compreso anche Miyamoto. Solo che lui ha trasformato l’idea in un videogame.

La sua idea era semplice, salvare la principessa dal cattivo di turno, un Maiale, e cosi liberare il regno dal male. Ma il vero genio è creare un mondo verosimile e dove collocare i protagonisti. The Legend of Zelda e tra i primi videogame ad avere un complesso ambiente di gioco, ben legato, ricco di personaggi, “sprite”, differenti tra loro e ben rappresentati. La prima Principessa Zelda è ispirata a Zelda Fitzgerald, di cui di certo raccoglie il fascino e le doti artistiche. Poi diverrà anch’essa una guerriera nei successivi capitoli.

Link, l’eroe di turno, è un elfo che per puro spirito di sadismo, o per legami magici, decide di salvare Hyrule e la sua gente. Ma la vera novità di Zelda è l’integrazione, nel formato cartuccia, di una batteria che consenta la possibilità di memorizzare il proprio avanzamento nel gioco. Infatti Zelda è tra i primi videogame su console dove è possibile salvare il proprio avanzamento. Senza questo sistema, e quindi grazie Nintendo per questo piccolo step in avanti nel mondo del home entertaiment, Zelda si sarebbe dovuto giocare in modalità continuata. Tra i giochi più venduti al mondo Zelda è di fatto un innovazione e fa da apripista al fantasy su consolle.

The adventure of Link

Ma se un gioco è di successo, perché non proseguire nella sua saga? Stavolta Zelda lascia spazio a Link che deve risvegliarla da un incantesimo di un mago. Incantesimo che imprigiona in un sonno eterno tutte le giovani di nome Zelda. Ma anche stavolta Link riesce nel suo proposito e salva Hyrule. Il gioco si evolve grazie all’introduzione di mappe più grandi e diverse tipologie di luoghi, deserti fiumi, villaggi. La via dell’openword prende forma. Il gioco è anche diverso graficamente dal suo predecessore, infatti link esplora Hyrule con una veste grafica simile al primo gioco, ma vive in 2d a scorrimento le fasi action del gioco. Un connubio vincente e che piace, nonostante il gioco non arrivi ai successi del primo.

Da qui in avanti è un continuo di evoluzioni grafiche e miglioramenti che renderanno la saga videoludica di Zelda una delle migliori di sempre.

Grazie Super Nintendo

La Master Sword!

Con l’arrivo della nuova console la Nintendo non può che rilanciare il suo RPG (role play game – gioco di ruolo), e per farlo manda indietro nel tempo il suo caro Link. Il titolo del gioco è un gioco di parole. Spieghiamoci meglio: collegamento (Link) con il passato (Past), o per meglio dire collegamento con il mondo oscuro. Infatti, questo bellissimo ma unico gioco per Super Nintendo, introduce la possibilità, ripresa in molti altri titoli della serie di viaggiare tra due dimensioni.

Link deve sconfiggere un mago, Aganihm, e poi Ganon nuovamente, il tutto per riportare la luce e la serenità ad Hyrule, salvare Zelda e mettere a riposo la Master Sword. La bellissima spada di Link che in tutti gli episodi, o quasi, permette di sconfiggere il cattivone. Giocare tra i due mondi e la cosa più bella del gioco, vivere luoghi identici ma diversi, pacifici o infestati da mostri. Nintendo pubblica solo un titolo per il SuperNintendo, chiunque aspettava un seguito…ma poiché Nintendo guarda sempre oltre, dopo A Link to the past…erano già tutti a lavoro su Ocarina of Time.

Il Gameboy e il Gameboy advance

Sorvolo rapido e felpato sui capitoli di The Legend of Zelda pubblicati per Gameboy e GB Advance. Quattro titoli, parliamo sempre dei primi 10, Link Awakings; Oracle of Ages; Oracle of Season e Four Swords.

Nel primo titolo, sempre con vista dall’alto, a volo di uccello, Link si sveglia dopo un naufragio nell’isola di Koholint, lo salvano dalla spiaggia Marin ed il padre. In preda al caldo isolano gli dicono che deve salvare il Pesce Vento suonando 8 strumenti musicali, poi sfinito e privo di forze si risveglia ad Hyrule come se avesse fatto un brutto sogno. La serie Oracle è composta da due titoli, indipendenti tra loro ma connessi. Questa volta è la Triforza a chiamare Link, l’episodio Season si caratterizza con il cambio di stagioni, link infatti potrà combinare a piacimento per compiere la sua missione, mentre Ages vede Link aiutare Impa e viaggiare nelle epoche grazie ai poteri conferiti dall’Oracolo del Tempo.

Divertenti e appassionanti sono di fatto titoli concepiti per il mondo mobile del Gameboy, anche se proprio di recente Link Awaking è stato riproposto con una nuova e curatissima veste grafia anche su Switch.

Infine, degno di nota perché uno tra i primi multiplayer dell’epoca troviamo Four Swords. Immaginate quattro amici al bar che si siedono a giocare con il proprio Gameboy Advance a Zelda, ognuno con un link di colore diverso, Dungeon speciali con sfide uniche differenti a seconda del numero dei giocatori conessi…forse Nintendo era troppo avanti. Chissà!

CUBO Gioco

Solchiamo i mari come i pirati.

Prima di soffermarsi su Ocarina of Time e dare un idea temporale della successione degli eventi della saga, tra i primi dieci giochi della serie, dobbiamo parlare di The Wind Waker. Non a caso proprio the Wind Waker narra le avventure di un link anni dopo le avventure di Ocarina of time. Dopo un diluvio universale le terre emerse sono ormai pochissime.

Link dovrà solcare i mari con la sua nave-drago e grazie alla bacchetta del vento. Aiutato da una simpatica marinaia, Dazel,…mmm…si è sempre Zelda, sconfiggere nei dungeon sommersi i custodi della Spada Suprema per poi puntare verso Ganondorf e sconfiggerlo. Il gioco è graficamente molto accattivante, differente tuttavia da quello che il mondo intero si aspettava. Infatti prima che venisse annunziato e presentato ufficialmente, tutte le tech demo presentate presagivano un titolo molto diverso graficamente. Ma alla fine la grafica realistica tanto attesa non vide mai la luce a differenza di quella più artistica del cel-shading. Le meccaniche di gioco non erano molto innovative, fin troppo simili a quelle di Ocarina of time, ma il titolo ebbe un gran successo recuperando anche moltissimi gamers femminili, d’altronde è The Legend of Zelda. Il mondo dei videogame non vede distinzioni di sesso, anzi di nessun tipo!

E’ tempo di Ocarina

Il primo Zelda in 3d, il primo Zelda con un cavallo, il primo Zelda senza Zelda…ma non diciamo corbellerie! Definito dalla critica come uno dei migliori giochi mai realizzati, ancora oggi fa parlare di se. Vasto, vastissimo e ricco di questo parallele. Hyrule non è mai stata cosi bella, di giorno e di notte. Il merito di questo titolo è quello di avere introdotto nel mondo dei videogame tantissime novità, tra le prime va ricordata la modalità di puntamento soprannominata Z-target per via del tasto Z del famoso joypad del N64 (tra le forme più stare mai realizzate). Il ciclo giorno/notte è un altra importante novità che tuttavia non incide realmente sul gioco salvo che per le ambientazioni, infatti lo scorrere del tempo non ha effetti sulla trama. Ocarina of time inoltre apre la pista agli openword dell’universo console.

La cartuccia dorata, chissà se il prossimo capitolo avrà una mini cartuccia Switch dorata.
Openword

Un mondo da esplorare, personaggi che interagiscono (nel limite del possibile), storie e vite unite tra loro sotto il massimo comunque denominatore di Hyrule. Oltre a contenuti che rendono questo gioco molto longevo, nota di merito va alla fantastica colonna sonora. In giochi “muti” con soli dialoghi vignettati la musica deve fornire un sostegno alla narrativa e nella serie The Legend of Zelda ci riesce sempre benissimo. Infine, come la maggior parte dei giochi della saga, anche in Ocarina of Time, si percepisce il carico emotivo dei personaggi, che trasmettono grazie alle fantasie espressioni del volto il loro coinvolgimento.

Non sarebbe male!

Anche questa volta Link viaggia nel tempo, l’arco temporale della storia abbraccia due periodi narrativi che si svolgono in due epoche distanti tra loro 7 anni.

Link è un bambino ad inizio del gioco e grazie all’ocarina diventa un ragazzo abile spadaccino. Non mancano le bombe, l’arco e la fionda. Nintendo con Ocarina of time crea l’openword, genere se cosi vogliamo definirlo che culmina in Breath of the Wilde e promette ancora tante novità nel prossimo capitolo.

VOTO 10

Spazio all’autore

Sono cresciuto con Zelda, Link e Ganon. Giocare ai vari The Legend of Zelda è stata una fortuna, oggi senza tanta passione sarebbe quasi impensabile rigiocare i vecchi titoli. Le dinamiche di gioco sono cambiate talmente tanto che le cartucce sembrano reperti storici, e forse lo sono. I giochi di oggi godono di un gameplay immediato ed immerso, prima dovevi capire come giocare. Oggi i giochi sono quasi sempre tradotti, prima non era cosi e per fortuna esisteva in numero di assistenza Nintendo se avevi difficoltà a superare un livello. Però va detto che anche senza avere giocato i vecchi Zelda si possono apprezzare i nuovi titoli. Chi li ha giocati all’epoca come me è fortunato, conosce i pezzi del puzzle. Spero che con questo eco dal passato abbia trasmesso la voglia di rigiocare i classici un po come accade coi libri!

Riccardo Ruta Ruta
Riccardo Ruta Ruta
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