The Seeds – Recensione

A volte capita che nonostante una storia editoriale travagliata e difficoltà iniziali nella stesura di un progetto, si riesca ugualmente a creare un prodotto riuscito e ben fatto. Non è purtroppo il caso di The Seeds, che oltre ai ritardi accumulatisi a causa della pandemia, ha risentito di diverse carenze ed errori già nelle prime fasi di progettazione iniziali. Presentato con il titolo The Scoop, il fumetto creato da Ann Nocenti e disegnato da David Aja prevedeva originariamente soltanto uno dei vari elementi narrativi che compongono l’opera finale, concentrando l’intera storia intorno all’etica morale e professionale del giornalismo, con lo scopo di stimolare una riflessione sulle luci e ombre del mestiere, che Nocenti dimostra di conoscere in maniera approfondita. Non ottenendo il via libera, i due autori hanno pensato di rimescolare le carte in tavola introducendo l’elemento fantascientifico.

Se quest’idea ha permesso al progetto di ottenere l’approvazione da parte di Karen Berger, fondatrice dell’etichetta Vertigo per la DC Comics, si tratta di uno degli aspetti che hanno contribuito a rendere The Seeds qualcosa di decisamente dimenticabile e poco d’impatto, oltre che ad una pubblicazione irregolare e più breve rispetto alle aspettative iniziali. Lanciato sul mercato con i primi due albi nel 2018, la serie era pensata per essere una produzione di lungo corso, ridotta poi ad una miniserie di soli 4 numeri a causa di diversi ritardi nella realizzazione. Conclusasi in patria nel 2020, e portata in Italia da Bao Publishing l’anno seguente, The Seeds non riesce a lasciare il segno nonostante le ottime premesse di una trama accattivante e dal grande potenziale.

Uno scoop, le api e la fine del mondo

La Terra è un pianeta ormai morente a causa di numerosi e devastanti eventi climatici e per colpa delle sconsiderate azioni dell’uomo. Sullo sfondo di un mondo diviso in due, dove c’è chi sceglie di rinunciare alla tecnologia e ritirarsi in un’oasi che ricorda i tempi andati, un gruppo di alieni è incaricato di raccogliere in segreto campioni della biodiversità del pianeta ormai prossimo alla fine. La scoperta della storia d’amore tra un’umana e un visitatore dello spazio, metterà la giornalista Astra davanti ad una scelta: distruggere le loro vite rivelando lo scoop ai giornali e dando una svolta alla sua carriera, oppure tacere e agire per altre vie. Varie sotto-trame si susseguono e si intrecciano nello svolgersi di tutta la vicenda, creando un quadro generale aperto a molteplici punti di riflessione, forse anche troppi per una storia così breve. L’etica giornalistica, l’ambientalismo, il rapporto con la tecnologia, l’accettazione.

Quello che il lettore si trova davanti è un’agglomerato di elementi distinti e connessi tra loro allo stesso tempo, che cercano di rendere completa sotto ogni punto di vista la narrazione e il mondo che la contiene. L’effetto finale non è però quello di un’ambiente ben strutturato, dove le varie linee narrative si approfondiscono e si evolvono, bensì un mondo sconvolto che troppo vuole raccontare per il poco spazio che gli è stato concesso, creando così solo un’accozzaglia confusionaria e incompleta di vicende che si alternano tra di loro, a volte senza alcuna logica e in modo confuso. Conclusa la lettura poco rimane delle riflessioni di Astra sulla verità e la sua manipolazione, fulcro dell’intero impianto narrativo, così come poco resta della storia d’amore tra Race e Lola, che pur scomparendo nel tra le varie narrazioni parallele, si rivela essere uno degli aspetti meglio costruiti dell’intera vicenda.

La monocromia che uccide

L’impressione generale che percepiamo da questa storia, è quella di un testo che abbia voluto prendersi troppo sul serio, non riuscendo a smorzare i toni seriosi in un linguaggio ugualmente capace di trasmettere con efficacia il proprio messaggio. The Seeds risente di quest’incapacità non solo nella scrittura, ma anche nel disegno, dove David Aja non fa alcuno sforzo per smorzare l’aura di serietà che aleggia intorno alle pagine. Riesce nel suo intento adottando una semplice e asettica griglia 3×3, base di ogni tavola, parzialmente o nella sua totalità, che rende la lettura estremamente monotona a livello visivo, impedendo così di scolpire nella propria mente determinati momenti del racconto, a volte anche cruciali.

A completare il quadro l’uso del bianco e nero con l’aggiunta di retini grigi, che contribuiscono a rinnovare la sensazione di distacco e freddezza che la composizione delle tavole anticipa a livello generale ancor prima di analizzarle nel dettaglio. Una ripetizione di schemi, figure e forme che trasmettono immobilità assoluta, rendendo davvero molto difficile l’immedesimazione del lettore e un suo coinvolgimento emotivo.

Voto: 6,5

Spazio all’autore

Ho acquistato questo volume a scatola chiusa, attirata dalla presenza di Aja nei disegni. Reduce dalla lettura della serie su Occhio di Falco realizzata in coppia con Matt Fraction mi aspettavo di trovare qualcosa che mi avrebbe ugualmente emozionato, ma purtroppo così non è stato. Conclusa la lettura mi è rimasto molto poco di quanto il testo volesse trasmettere, complici la mancanza di spazio sufficiente per approfondire al meglio i vari temi trattati. Un peccato visto anche il calibro degli autori convolti.

Margherita -_maggie_r
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