Viaggio nella psiche disturbata: “I Fiori del Male” di Shuzo Oshimi vol. 2

Siamo perennemente afflitti da una vocina nella nostra testa.

Crediamo sia coscienza, ma spesso è solo caos travestito da guida.

Nel secondo volume de I Fiori del Male, Shuzo Oshimi continua la sua spietata indagine della mente umana, e lo fa esplorando una delle trappole più inquietanti dell’animo: il dubbio. Quello che inizia come una scelta, si trasforma lentamente in prigione. La psiche di Kasuga, già fragile e contaminata, viene messa sotto assedio da una voce interna che non perdona e non tace.

Il canto ingannevole della coscienza

Shuzo Oshimi ci mette davanti a un pensiero disturbante: e se quella che chiamiamo coscienza non fosse altro che un’eco dei nostri istinti più autodistruttivi? In questo secondo atto del viaggio, Kasuga comincia a vivere una “normalità” costruita, una relazione idealizzata con Saeki che dovrebbe riscattarlo, redimerlo.

Ma dentro di lui quella vocina, che ha il volto e le urla di Nakamura, inizia a insinuare l’idea che tutto sia finto. Che lui non sia degno. Che stia tradendo se stesso.

Ed è qui che Oshimi colpisce più duro: ci mostra quanto siamo capaci di sabotarci, quanto possiamo diventare carnefici della nostra stessa felicità.

L’illusione dell’amore e la nascita del dubbio

Nel secondo volume, Kasuga riesce finalmente a parlare con Saeki, a instaurare con lei un rapporto che per qualsiasi adolescente sarebbe fonte di euforia e speranza. E invece no.

Invece Oshimi costruisce attorno a questa “relazione platonica” un’atmosfera malsana, fatta di silenzi, di disconnessioni emotive, di gesti forzati. Non c’è calore, solo finzione.

E quando il dubbio si insinua: “Sto davvero vivendo qualcosa di mio, o sto solo recitando?”, Kasuga comincia a smarrirsi. È qui che la voce malata prende il controllo, imponendogli scelte, gesti e infine, nel climax finale, una danza delirante che chiude il volume con uno dei momenti più potenti dell’intera opera.

Nakamura: la voce che svela l’abisso

Nakamura, figura centrale e disturbante, non è solo un personaggio. È simbolo. È la voce del trauma, della perversione, della libertà intesa come distruzione di ogni limite morale.

Nel secondo volume, la sua influenza su Kasuga si fa più tangibile, più subdola.

Non urla sempre.

A volte sussurra.

A volte è silenziosa.

Ma è costante, presente, insinuante.

E questa presenza provoca nel lettore una sensazione viscerale: un fastidio crescente, un disagio emotivo che resta addosso anche dopo aver chiuso il volume. È il tratto più riconoscibile della narrativa di Oshimi: non racconta solo un disagio, te lo fa vivere.

L’altalena tra apatia e follia

Così come nel primo volume, anche qui il ritmo è diseguale, volutamente altalenante. Si passa da pagine quasi lente e banali a momenti di pura alienazione. Ma a differenza del debutto, in questo secondo volume il tutto appare più organico, più strutturato.

Il “perfezionismo” di Oshimi si nota nella gestione dei silenzi, dei primi piani, degli sguardi. È un manga che non urla sempre, ma ti avvelena piano. E nel farlo, ti costringe a riconoscere quella stessa voce che forse, anche tu, hai dentro di te.

Vittime del dubbio

“Diventiamo vittime delle nostre voci.

Veniamo soggiogati da esse e diventiamo artefici della nostra autodistruzione.”

Il secondo volume de I Fiori del Male è un passo decisivo nel percorso psicologico dell’opera.

Non è più solo la storia di un adolescente confuso. È il racconto di un’identità in frantumi, di un ragazzo che inizia a comprendere quanto sia fragile la linea tra ciò che è giusto e ciò che è desiderato.

Il finale, con quella folle danza, insieme grottesca e liberatoria, è un grido soffocato contro il conformismo, contro l’ipocrisia, ma anche contro sé stessi.

E quando chiudi l’ultima pagina, ti resta dentro una domanda: quale voce sto ascoltando, davvero?

Son testardi i peccati, deboli i pentimenti;
vendiamo a caro prezzo le nostre confessioni,
e torniamo a pestare allegri il fango
come se un vile pianto ci avesse ripuliti.

– Charles Baudelaire – Les Fleurs du mal