Viaggio nella psiche disturbata: “I Fiori del Male” di Shuzo Oshimi vol. 3

Siamo succubi dei nostri pregiudizi.

La mente ci convince che gli altri siano migliori, più puri, più degni.

Nel terzo volume de I Fiori del Male, Shuzo Oshimi ci prende per mano e ci trascina oltre lo specchio. Ci mostra che la vera distorsione non è negli altri, ma in noi stessi, nei filtri con cui guardiamo il mondo, nei riflessi deformati che scambiamo per verità. E lo fa attraverso un capitolo narrativo profondamente inquieto, viscerale, disturbante.

L’illusione della purezza

Il volume si apre nel pieno delle conseguenze della “follia danzante” con cui si era chiuso il secondo. È un inizio carico di tensione: Kasuga e Nakamura, legati da un patto malato e viscerale, si trovano davanti alla realtà. Ma è una realtà che i loro occhi, e i nostri, non riescono più a riconoscere.

La scuola, i genitori, Saeki stessa: tutto sembra distante, estraneo, quasi inautentico.

In questo contesto, Kasuga comincia a interiorizzare una convinzione tossica: gli altri sono migliori di me. Ed è qui che Oshimi fa emergere la tematica chiave del volume: il pregiudizio che rivolgiamo verso noi stessi, proiettandolo sugli altri.

Ci sentiamo sporchi, indegni, imperfetti. E così, per contrasto, immaginiamo che l’altro sia tutto ciò che noi non siamo: pulito, buono, coerente. Ma è solo un’illusione.

Il peccato come specchio

Il gesto “perverso” che ha segnato Kasuga non è stato dimenticato. Tuttavia, il modo in cui Saeki e gli altri reagiscono a ciò che è accaduto, distrugge le sue (e le nostre) aspettative.

Le conseguenze non sono solo disciplinari, ma profondamente emotive. Kasuga si ritrova in un turbine di vergogna, rifiuto e straniamento. Ma più prova a distaccarsi da Nakamura, più si rende conto che lei rappresenta la sua unica verità. La parte marcia e viscerale che cerca disperatamente di reprimere negli altri, ma che trova rassicurante in lei.

È qui che Oshimi gioca la sua carta più potente: costringe il lettore a identificarsi con la sporcizia, con il lato oscuro.

Non c’è più un confine netto tra bene e male, solo un’esplorazione continua della zona grigia.

Il cuore del volume: un dibattito interiore

Il centro narrativo di questo volume non è un’azione, ma un conflitto.

Il dibattito interiore dei protagonisti, e soprattutto quello di Kasuga, diventa uno specchio per il lettore. Oshimi ci costringe a guardarci dentro.

Quante volte abbiamo giudicato l’altro senza sapere nulla?

Quante volte ci siamo sentiti inferiori, sporchi, semplicemente perché ci portavamo addosso la vergogna di un errore, di un pensiero sbagliato, di un desiderio inconfessabile?

Oshimi ci fa a pezzi con delicatezza, disegnando un’escalation emotiva che culmina in un climax finale devastante, in cui la tensione si fa carne, e l’autodistruzione sembra diventare l’unico atto sincero possibile.

Un esame di coscienza disturbante

Questo terzo volume è un vero e proprio esame di coscienza, e il lettore non è mai solo spettatore. Ne è vittima e carnefice.

Oshimi costruisce sequenze visive e narrative in cui le emozioni non sono solo descritte, ma vissute. Il fastidio cresce, pagina dopo pagina, come una febbre che non riesci a ignorare.

L’autore ci spinge a distruggere ogni idealizzazione, a sporcarci le mani, ad ammettere che essere umani significa anche confrontarsi con la propria parte più ripugnante.

Essere buoni, forse, è vedere davvero

“Potremmo dire di star vivendo quando giudicheremo l’altro solo dopo averlo visto, analizzato e vissuto.”

Shuzo Oshimi non ci offre facili soluzioni, né redenzioni. Ci mette invece davanti a uno specchio crudo e ci sussurra: guarda meglio.

Il terzo volume de I Fiori del Male è un viaggio disturbante nell’inferno del pregiudizio, della colpa e della paura. Ma è anche un invito a comprendere che la bontà non nasce dalla perfezione, bensì dalla consapevolezza.

E forse, soltanto nel momento in cui riusciremo a guardare l’altro senza filtri, e noi stessi senza paura, potremo davvero dirci vivi.

Sono la piaga e il coltello!
Lo schiaffo e la guancia!
Le membra e la ruota, la vittima e il carnefice!

Charles Baudelaire – Les Fleurs du mal