Grazie a Warner Bros Italia abbiamo avuto la possibilità di vedere, in anteprima, Weapons, nuova pellicola thriller/horror del regista di Barbarian, Zach Cregger.
Di seguito la recensione, senza spoiler, della pellicola uscita nelle sale italiane il 6 Agosto 2025.
Ambizione estrema, ma non un film perfetto
Weapons arriva nelle sale come l’atteso ritorno del regista di Barbarian. Il film è più ambizioso del precedente, sicuramente ricco di tensione e capace di fondere dramma corale e inquietudine visiva. Ma dietro l’hype e l’accoglienza entusiastica, si nasconde un film che non tutti vivranno allo stesso modo.
Un puzzle corale da raccontare, ma a volte sfibrato
Cregger intreccia i destini di più protagonisti intorno alla sparizione notturna di diciassette bambini in una cittadina americana. Il film parte con tensione e mistero e la struttura narrativa a capitoli crea attese forti. Tuttavia, la coralità del racconto non sempre si traduce in coesione emotiva: alcuni frammenti restano sospesi o appena accennati, generando frustrazione invece di coinvolgimento.
Fotografia e regia ai massimi livelli
La fotografia, firmata da Larkin Seiple, costruisce un’estetica inquietante fatta di luci fredde, inquadrature sospese e movimenti di camera glaciali.
Il montaggio alterna sequenze serrate a pause dilatate e il sound design si impone come uno degli elementi più riusciti: tremori sonori, silenzi insidiosi e jump-scare dosati con attenzione, pur se poco utili a livello di trama. Ottimo anche il lavoro di regia, che riesce a far immergere lo spettatore nei vari protagonisti della vicenda.
Cast efficace, ma con delle falle
Julia Garner si distingue nel ruolo di una maestra allo stesso tempo tormentata e risoluta. Brolin, Ehrenreich, Madigan e Wong offrono interpretazioni solide, ma l’ampiezza del racconto spinge alcuni personaggi sullo sfondo, impedendo un’evoluzione più profonda e riducendo l’impatto emotivo di certe svolte.

Suspense visiva, ma finale divisivo
Per gran parte della durata, Weapons mantiene un’atmosfera cupa e minacciosa, con momenti di tensione ben calibrati. Nel terzo atto, però, la narrazione vira verso un registro più simbolico e soprannaturale. Sicuramente affascinante per coerenza tematica, ma è anche una sorta di rallentamento, con la colpa di attenuare l’energia accumulata fino a quel momento.
Considerazioni finali
Funzionano alla perfezione il cast, grazie all’ormai solita Julia Garner intensa e credibile, ben supportata da Brolin, Ehrenreich e Wong e l’atmosfera del film, grazie ad una fotografia cupa, un sound design incisivo e la tensione costante nella prima parte. Al contrario ci sono problemi riguardo il ritmo finale, con una virata simbolica e soprannaturale che rallenta e disperde l’energia accumulata dalla pellicola fino a quel momento e la presenza di alcuni personaggi poco approfonditi, nonostante le 2 ore di film.
Spazio all’autore: Un film audace, sensoriale, con momenti davvero memorabili, ma non ho sentito la potenza emotiva che mi aspettavo. Il finale, per me, è stato più cerebrale che sconvolgente. Cregger dimostra talento, ma stavolta l’ambizione ha lasciato un eco distante. Ho preferito di gran lunga il seppur più semplice Barbarian, che rilanciava anche molti temi sociali, che qui ho faticato a trovare. Resto comunque fiducioso sulle prossime opere dell'autore, è soltanto agli inizi e credo che possa diventare un ottimo regista di genere. – Mattia – Fidia Nerd

