Wicked – Parte 2: Recensione

Dopo l’enorme successo della parte 1 torna nelle sale Wicked, l’adattamento del musical sarà in grado di regalare una seconda magia o meglio detta illusione?

Più di un Musical

Wicked: For Good è un film che gioca sapientemente sulle apparenze, inducendo lo spettatore a credere a una realtà che non è tale, proprio come la storia stessa che narra. Non è solo un musical, non è solo un prequel: è una storia visiva e narrativa sulla manipolazione della percezione. Chi è buono? Chi è cattivo? Dipende da chi decidiamo noi, scavando nelle illusioni e percezioni. Approfondendo egregiamente nelle scelte personali con una bravura che lascia il segno ben oltre i titoli di coda.

Dal punto di vista tecnico i livelli sono da Oscar tra costumi, regia e messa in scena. Il regista Jon M. Chu conferma la sua maestria nel gestire grandi ensemble e spazi scenici complessi, trasformando ogni inquadratura in un quadro vivente. I costumi, curati nei minimi dettagli, non sono mera decorazione: sono personaggi a sé, che raccontano storie di potere, identità e trasformazione. La fotografia satura e i giochi di luce amplificano l’atmosfera fiabesca, ma con un sottofondo di inquietudine che non lascia mai tranquilli.

Rispetto al precedente capitolo, il film appare meno omogeneo e forse più tirato, soprattutto nella durata, che risulta diminuita rispetto al primo a discapito quindi di una continuità più fluida. Tanto che alcuni snodi narrativi arrivano troppo in fretta, altri personaggi secondari restano appena abbozzati. Eppure, aldilà di ciò Wicked Parte 2 genera una tensione costante, come se il film stesso fosse consapevole di camminare su un filo sospeso tra verità e inganno.

Il tema centrale include anche il legame dell’amicizia, mostrato con una profondità rara in un blockbuster musicale. Elphaba e Glinda non sono solo 2 ragazze amiche sono due donne che si scelgono, si sfidano, si feriscono e si salvano a vicenda. Il film mostra come l’amicizia possa cambiare una persona in meglio, plasmarne l’identità, ma anche metterla a dura prova, fino a far vacillare certezze apparentemente incrollabili. È un rapporto complesso, mai idealizzato, che tocca corde universali.

L’OZ interpretato da Jeff Goldblum è perfetto, ha una faccia da schiaffi che lo rende immediatamente sospetto, un illusionista che illude il popolo e lascia lo spettatore in perenne dubbio sulla sua affidabilità. Goldblum porta in scena un carisma magnetico e inquietante, un misto di fascino e minaccia che ricorda i grandi manipolatori della storia del cinema. Non sai mai se ridergli dietro o temerlo: e questa ambiguità è il motore di gran parte della tensione drammatica.

Illusione, appunto, è la parola chiave. Wicked: For Good non si ferma sulla superficie: c’è un discorso politico, sociale , sulla verità e su chi ha il diritto di scriverla. È un film che chiede allo spettatore di mettere in discussione ciò che vede, di non fidarsi ciecamente delle immagini, di guardare oltre.

In definitiva, Wicked: For Good è un secondo capitolo coraggioso, imperfetto ma necessario. Non ha l’omogenità del primo, ma ne approfondisce i temi con una maturità che sorprende.

Spazio All'autore: Non avrei mai pensato che Wicked parte 1 e 2 potesse piacermi a tal punto insegnandomi anche di andare oltre a certe apparenze. Se avete amato il primo amerete anche questo secondo capitolo che vi farà venire la voglia di ritornare nel mondo magico di Oz e della Strega dell'Ovest. Simone – Leviatano

8
von 10
2025-11-26T14:00:00+0000